36 imprese svizzere associate all’accordo globale sui Fondi ebraici
Sono 36 le imprese svizzere che si sono annunciate al giudice americano Edward Korman, con l'obiettivo di associarsi all'accordo globale sui fondi ebraici e di mettersi così al riparo da ulteriori cause legali negli Stati Uniti.
Le ditte, attraverso le loro filiali in Germania e nei territori occupati dai nazisti, hanno impiegato lavoratori coatti durante la Seconda guerra mondiale. La lista è stata pubblicata nel corso del week-end da Judah Gribetz, lo «Special Master» incaricato della ripartizione dei risarcimenti, dopo che il termine ultimo per annunciarsi era giunto a scadenza il 25 agosto scorso.
L’elenco comprende soprattutto società elvetiche attive nella metallurgia e nella chimica. Nestlé ha annunciato 39 filiali, di cui 11 hanno impiegato lavoratori coatti, Novartis 83 (due le filiali che hanno fatto ricorso ai forzati). Hanno riconosciuto di aver beneficiato del lavoro coatto Ciba, Roche ,Georg Fischer, Villiger Söhne, ABB Brown Boveri, Alusuisse e Lonza.
Altre società non hanno trovato nei loro archivi nessun indizio al riguardo, ma nemmeno nessuna prova del contrario: sono Sulzer, Unaxis, Leica Holdings, Danzas, Sihl AG ed Holderbank.
Si calcola che, complessivamente, le imprese svizzere abbiano impiegato almeno 11 mila lavoratori forzati durante la Seconda guerra mondiale. Lo «Special Master» propone di versare loro un risarcimento di 500-1.000 dollari, da prelevare dall’importo di 1,25 miliardi negoziato dalla banche svizzere e dalle organizzazioni ebraiche a conclusione della vertenza sui fondi in giacenza.
Numerose società hanno indicato che parteciperanno al finanziamento di quell’importo: tra di esse Novartis, Roche, Nestlé, ABB e Ascom.
swissinfo e agenzie
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