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Al Cern di Ginevra una scommessa lunga un mese

Lo spettrometro del LEP, l'acceleratore di particelle col quale gli scenziati del CERN stanno dando la caccia al bosone di Higgs. L. Guiraud (CERN)

È una scommessa che terrà sulla corda non solo i fisici del Cern di Ginevra, ma quelli di tutto il mondo. Invece della chiusura prevista, il Lep (Large Electron Positron collider) entra in attività straordinaria per un altro mese, fino al 2 novembre.

Il merito è dei risultati ottenuti in settembre, quando per la prima volta i fisici si sono sentiti a un passo dalla scoperta del bosone di Higgs, la particella che dà la massa a tutte le altre particelle e che nessuno ha mai visto. «Una scoperta del genere potrebbe finalmente aiutare i fisici a capire che cos’è la massa, un concetto che sembra intuitivo, ma che non lo è affatto», ha detto lunedì a Roma il fisico Lorenzo Foà, della Normale di Pisa, nell’incontro sul Lep, organizzato dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).

Ora i fisici si trovano in una situazione simile a quella di un giocatore di azzardo, che deve decidere se fermarsi, con il rischio di mancare una scoperta decisiva per un margine ridottissimo, o se andare avanti a piccoli passi, investendo tantissimo ma senza garanzie di successo. «Abbandonare adesso significa non avere conferme né smentite sul significato di quanto si è osservato in settembre».

Per un altro mese quindi si lavorerà freneticamente per raddoppiare i dati statistici finora raccolti, in cerca di una situazione simile a quella osservata un mese fa. Se questo dovesse accadere, ha proseguito Foà, «la speranza più rosea, ma è solo una speranza, è farlo tornare in funzione per altri quattro mesi a partire da marzo-aprile del 2001». Ma per ora una decisione del genere non è affatto presa in considerazione del Cern, che ha già fatto slittare di un mese l’avvio dei lavori per la costruzione del successore del Lep, l’acceleratore Lhc (Large hadron collider).

«Per ora la decisione è chiudere il Lep dopo il 2 novembre, ma può sempre succedere l’imprevedibile, come il verificarsi di un’altra serie di eventi analoghi a quelli osservati in settembre». La scoperta non è comunque dietro la porta neppure per il fisico teorico Roberto Petroni, dell’università di Roma Tor Vergata. Se inottobre non ci saranno novità, il testimone passerà al successore del Lep, l’Lhc, che dovrebbe entrare in funzione nel 2006. «Comincerà a cercare il bosone di Higgs a tappeto – ha detto Petroni – ma sarà come cercare un ago in un pagliaio. Alla fine lo troverà, ma impiegherà almeno due o tre anni».

Nello stesso periodo si affaccerà sulla scena un pericoloso concorrente, l’acceleratore Tevatron costruito negli Stati Uniti dal Fermilab, le cui possibilità di scoprire il bosone di Higgs sono analoghe a quelle dell’Lhc.

swissinfo e agenzie

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