Decisivi i negoziati Svizzera-Cina al WTO
Ripartono ufficialmente lunedì le trattative bilaterali tra i due governi per permettere l'adesione di Pechino all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC-WTO). Punto nodale è la liberalizzazione del settore assicurativo.
Sarà una settimana cruciale per l’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Il governo di Pechino è infatti impegnato su due fronti. Il primo è con la Svizzera, unico Paese insieme al Messico a non aver ancora dato dato luce verde all’adesione dei cinesi all’organizzazione internazionale che ha sede a Ginevra. Finora 35 Stati, comprese le due superpotenze commerciali, Unione Europea e Stati Uniti, hanno dato il loro okay.
Nuovi negoziati bilaterali sono fissati per lunedì a Berna al Seco(Segretariato di Stato per l’economia) guidato da David Syz. L’altro fronte, invece, si è aperto mercoledì 13 settembre con l’avvio di una nuova riunione informale alla WTO, che dovrebbe culminare il 28 settembre con una sessione ufficiale del gruppo di lavoro sulla Cina, presieduto da Long Yongtu, il negoziatore cinese che da 14 anni segue il dossier dell’adesione prima al Gatt e poi alla WTO. Questo appuntamento sarà determinante per fare il punto sull’avanzamento della candidaturadella Cina e per fissare le prossime tappe, in vista del voto finale da parte dei 138 Stati della WTO, forse agli inizi del prossimo anno.
Gli ostacoli sulla strada fin qui tracciata sono però numerosi. I negoziati bilaterali con la Svizzera presentano infatti molti punti da chiarire. Nella visita ufficiale del presidente elvetico Adolf Ogi a Pechino (la scorsa settimana in occasione del 50 esimo anniversario dell’allacciamento dei rapporti diplomatici con la Repubblica popolare) l’accordo Svizzera-Cina è stato uno degli argomenti al centro dei colloqui con il premier Jiang Zemin. Berna ha chiesto, in particolare, la liberalizzazione del mercato assicurativo, chiedendo la concessione di licenze per le assicurazioni elvetiche, così come garantite dall’Unione Europea. La risposta però è stata negativa.
Altri punti all’ordine del giorno dei negoziati bilaterali sono la richiesta di abbassare i dazi doganali per l’importazione degli orologi da polso e l’eliminazione di altre barriere tecniche al commercio, che penalizzano, di fatto, i prodotti dell’industria elvetica. La partita è difficile perché ci sono enormi interessi in gioco, ma, come aveva detto Ogi a Pechino “confidiamo che con un po’ di flessibilità e creatività, potremmo concludere le discussioni tecniche entro la fine del mese”.
Sui rapporti con la Cina pesa anche la questione del rispetto dei diritti umani. Dopo aver sfiorato la rottura delle relazioni diplomatiche nel corso della visita di Jiang a Berna nel marzo 99, per via delle proteste di un gruppo filo tibetano, i rapporti cino-elvetici si sono di nuovo normalizzati. Continuano però le pressioni delle organizzazioni tibetane, che chiedono al governo elvetico di inserire nell’agenda dei colloqui anche la questione della dura politica di repressione delle minoranze religiose condotta da Pechino.
Un’altra ombra, che offusca il panorama, è il caso Taiwan. La delegazione cinese ha già fatto sapere che la questione non dovrà essere sollevata nelle due settimane di colloqui alla WTO. “Il problema è già stato risolto nel 92 – ha detto Long – quando decidemmo di considerare l’isola come “territorio doganale separato”, cioè come Hong Kong e Macao”. Una formula che però non trova d’accordo molti dei 138 Stati membri e che ha provocato un vivace dibattito al Congresso americano. Il Senato dovrà votare martedì la normalizzazione delle relazioni commerciali con la Cina.
Maria Grazia Coggiola
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