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I sindacati vogliono netti aumenti salariali

Anche la dirigenza del SEI (qui il presidente Pedrina, a destra, e il segretario centrale Schaeppi) si batte per consistenti aumenti salariali Keystone

Le organizzazioni dei lavoratori si stanno preparando ai negoziati salariali di quest'autunno, a rivendicando adeguamenti che, tra compensazione del rincaro e aumenti reali, possono arrivare fino al 4,5 percento.

«Vogliamo almeno il carovita integrale e un chiaro aumento reale», afferma Serge Gaillard, segretario centrale dell’Unione sindacale svizzera (USS). Tenuto conto dell’inflazione del 2 percento, ciò corrisponde a un incremento di circa quattro punti percentuali.

«Chiediamo 200 franchi di aumento per tutti, carovita incluso, e un adeguamento di 250 franchi per i minimi salariali, dice Rolf Beyeler, portavoce del Sindacato edilizia e industria (SEI). La Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) non ha voluto prendere posizione sulla rivendicazione del SEI.

La richiesta di compensazione integrale del rincaro è generalizzata. Per quanto riguarda gli aumenti reali, la questione varia da settore a settore. Il Sindacato dell’industria, della costruzione e dei servizi (FLMO) e il sindacato cristiano sociale SYNA lasciano spazio a un margine di manovra (dall’1,5 percento fino al 2,5 percento rispettivamente 3 percento).

Per il Sindacato svizzero dei servizi pubblici (SSP/VPOD), la segretaria generale Doris Schüpp rammenta che negli anni ’90 sono stati fatti risparmi alle spalle dei dipendenti. «Ragion per cui – osserva – chiediamo un aumento reale compreso tra l’uno e il due percento, oltre alla compensazione del rincaro».

Il personale dell’industria chimica e dell’industria metalmeccanica chiede un aumento della massa salariale del 4 percento circa per il 2001. La congiuntura è fiorente, hanno osservato la settimana scorsa l’Associazione delle organizzazioni svizzere degli impiegati dell’industria chimica (VSAC) e la Federazione delle associazioni svizzere degli impiegati dell’industria meccanica ed elettrica (VSAM) a giustificazione delle loro rivendicazioni, che si suddividono in un aumento generalizzato del 2 percento e in un aumento della stessa entità su basi individuali.

«Chi crede che i salari nel nostro settore in media cresceranno del 4 percento, si aspetta troppo», risponde dal canto suo Thomas Daum, direttore di Swissmem (ex VSM/ASM). Anche nell’industria orientata all’esportazione ci sono imprese che non potrebbero farsi carico di simili aumenti, ha aggiunto il dirigente dell’organizzazione imprenditoriale delle industrie metalmeccaniche.

La situazione economica attuale e le prospettive positive dovrebbero dare spazio alle rivendicazioni sindacali. «Per i salari, qualcosa è possibile», indica Christoph Koellreuter, direttore del Gruppo di ricerca congiunturale di Basilea (BAK).

Anche Daniel Hefti, vicedirettore dell’Unione svizzera degli imprenditori (USI), giudica positivamente l’evoluzione dell’economia svizzera. «Ci troviamo in una fase di deciso rilancio economico. La situazione e le propsettive in termini di risultati sono migliorate».

L’Unione degli imprenditori non ha la competenza di formulare raccomandazioni per i propri membri. Per tale motivo non può prendere posizione sulle rivendicazioni sindacali, spiega Daniel Hefti, aggiungendo che tendenzialmente ci si deve attendere comunque un adeguamento dei salari, visto l’incremento della domanda di forze lavoro.

swissinfo e agenzie

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