Il Consiglio federale contrario all’iniziativa sulla regolamentazione degli stranieri
Il governo svizzero è sceso in campo contro l'iniziativa che mira a limitare al 18 percento la quota di stranieri residenti in Svizzera. Secondo il Consiglio federale avrebbe conseguenze estremamente dannose in campo economico.
Nel corso di una conferenza stampa tenuta venerdì a Berna, i consiglieri federali Ruth Metzler e Pascal Couchepin hanno biasimato, a nome del governo, l’iniziativa «per una regolamentazione dell’immigrazione», sottoposta a votazione popolare il prossimo 24 settembre. Il Consiglio federale considera arbitraria e inapplicabile la proposta di fissare una quota del 18 percento di stranieri residenti in Svizzeri.
Una Svizzera senza stranieri, sarebbe una Svizzera senza Nestlé, ABB e industria chimica a Basilea, ha sottolineato il ministro dell’economia Pascal Couchepin, rendendo omaggio all’«evidente e positivo» contributo dato dagli immigrati all’economia elvetica.
Ovviamente, non si devono spalancare le porte ed è necessaria una regolamentazione, ha precisato Couchepin. Tuttavia il fatto di fissare un limite numerico tra ciò che è tollerabile e ciò che invece non lo è non corrisponde affatto a principi economici e umani, ha ancora dichiarato Couchepin.
La politica del Consiglio federale mira a preservare gli interessi degli Svizzeri, ma anche dei nostri «ospiti stranieri», ha dal canto suo affermato la ministra della giustizia Ruth Metzler. Deve tener conto delle necessità dell’economia e deve rispettare i dettami umanitari.
Le relazioni tra la Svizzera e gli stranieri sono buone, ha affermato la consigliera federale. Quest’armonia non è certamente resa possibile dalle quote, bensì dalla comprensione reciproca e dalla volontà di coabitazione. Secondo Ruth Metzler occorre consolidare questo dato di fatto, sostenendo in particolare le misure d’integrazione.
La cosiddetta iniziativa «del 18 percento» va nel senso completamente opposto secondo la responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia, che ha criticato il miscuglio tra la politica d’asilo e quella degli stranieri. L’iniziativa comprometterebbe segnatamente l’accoglienza provvisoria di persone in fuga dalla guerra e i raggruppamenti familiari.
Dato che la Svizzera conta attualmente il 19,3 percento di stranieri, la quota proposta – ha ammonito Ruth Metzler – potrà essere rispettata
soltanto con una rigorosa limitazione delle ammissioni. Tutto ciò indebolirebbe la piazza economica, che sarebbe tentata di far capo al lavoro nero e a una massiccia assunzione di frontalieri, ha aggiunto Couchepin.
Secondo il Consiglio federale, un sì il 24 settembre lederebbe anche l’immagine della Svizzera all’estero. L’introduzione di una quota del 18 percento metterebbe, tra .l’altro, in pericolo l’applicazione degli accordi bilaterali che, a tappe, prevedono una libera circolazione delle persone con l’Unione europea.
Per i promotori dell’iniziativa, la politica migratoria della Confederazione contraddice invece qualsiasi logica economica. Durante la conferenza stampa, tenuta pochi giorni fa, il comitato promotore ha accusato il Consiglio federale di aver aperto le porte negli ultimi anni ad un massiccio afflusso di manodopera non qualificata, provocando problemi sociali, disoccupazione e debiti miliardari crescenti per lo Stato.
swissinfo e agenzie
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.