Il voto di domenica sulla politica energetica interessa anche Tuvalu
Domenica si vota in Svizzera su tre argomenti di politica energetica. Il risultato sembra interessare anche un gruppo di isole nel Pacifico, la cui esistenza è minacciata dal riscaldamento del clima della Terra dovuto alle immissioni inquinanti.
Il ministro degli interni di Tuvalu, arcipelago formato da una manciata di micro-isole, è in visita in Svizzera, dove ha incontrato il ministro degli esteri elvetico Joseph Deiss. Per lui, come per gli 11.000 abitanti sparsi su quelle isole, un sì ai tre argomenti di politica energetica in votazione domenica costituirebbe un gesto nella giusta direzione.
Vanuatu, Kiribati, Nauru, Tuvalu, Samoa: nomi di isole che evocano immagini di paradiso terrestre. Ma gli incantevoli paesaggi di questi luoghi sono minacciati dal riscaldamento del pianeta, provocato dalle immissioni inquinanti dei paesi industrializzati. I 26 chilometri quadrati di Tuvalu, ad esempio, potrebbero essere presto sommersi dal mare e cancellati per sempre, se non si frena il riscaldamento del pianeta.
Già oggi, le tempeste devastano le spiagge, portano via terra fertile, il sale del mare contamina le riserve d’acqua dolce. Le conseguenze di fenomeni come “El Niño” sono destabilizzanti per questo arcipelago, dove l’altezza massima è di 4,5 metri sul mare. Un’ondata basta per annientare importanti fette di territorio.
Tuvalu subisce la sorte che colpisce anche Stati molto più grandi e popolati come le Filippine o il Bangladesh: una minima variazione del livello del mare basta a mettere in forse la sopravvivenza di milioni di persone.
L’estrema precarietà di queste regioni dell’emisfero sud non è cambiata nemmeno dopo la conferenza sul clima di Rio de Janeiro. Gli Stati industriali hanno riconosciuto la loro responsabilità, ma fanno orecchie da mercante quanto si tratta di ratificare il successivo protocollo di Kyoto.
Che fare di fronte a questa situazione allarmante? Il ministro degli interni di Tuvalu Joseph Luka cerca dal canto suo di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale e “questa visita in Svizzera, anche se programmata da tempo, giunge al momento giusto, proprio prima di questa importante votazione”, osserva Jerôme Haegeli, console onorario di Tuvalu in Svizzera.
A Deiss, il ministro di Tuvalu ha illustrato la situazione preoccupante in cui si trova il suo Paese e ha parlato anche di cooperazione allo sviluppo. In particolare, si è discusso della produzione di corrente, per la quale oggi a Tuvalu si ricorre a generatori diesel. Questi potrebbero essere sostituiti con tecnologie rispettose dell’ambiente grazie alle conoscenze svizzere.
Domenica il popolo svizzero deciderà se accettare di tassare l’energia non rinnovabile per promuovere la ricerca e lo sviluppo di fonti alternative non inquinanti. Certo, sarebbe questo solo un primo piccolo passo. “La Svizzera, muovendosi in questa direzione, potrebbe però servire da esempio per altri Stati industrializzati”, sottolinea Hagele. Si guadagnerebbe sicuramente anche la riconoscenza della popolazione di un paradiso terrestre.
Mariano Masserini
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