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Ministri per la promozione di una cultura della diversità

Il direttore dell'Ufficio federale della cultura, David Streiff e la ministra della cultura canadese Sheila Copps Keystone

Gli squilibri creati dalla mondializzazione confermano la necessità di mantenere e perseguire la diversità culturale. I ministri della cultura di 22 paesi, riuniti a Lucerna sotto la presidenza della consigliera federale Ruth Dreifuss, intendono elaborare uno strumento internazionale per garantire tale diversità.

Gli attentati dell’11 settembre hanno sottolineato l’importanza della reciproca comprensione culturale, ha detto oggi la ministra canadese Sheila Copps davanti ai media. Il terrorismo deriva dall’odio, e quest’ultimo nasce dall’ignoranza, ha aggiunto.

Per la Copps, la questione della diversità culturale non può essere discussa nel quadro dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO): abbiamo bisogno di uno strumento indipendente per spronare gli Stati a promuovere tale diversità.

L’obiettivo è di garantire l’esistenza di movimenti locali o marginali e conservare eredità culturali specifiche di fronte alle culture dominanti. Un progetto dovrebbe esser presentato in occasione del prossimo incontro dei ministri, in agenda nel 2002 in Sudafrica.

La diversità culturale ha anche una dimensione nazionale, ha ricordato da parte sua David Streiff, direttore dell’Ufficio federale della cultura (UFC). Occorre migliorare la comprensione tre le etnie all’interno di una nazione, con particolare riguardo agli immigrati, apportatori di una loro specifica identità. «Dobbiamo accettare meglio le differenze», ha aggiunto Streiff.

Alla conferenza – la quarta – hanno partecipato i rappresentanti di 22 Stati membri della Rete internazionale di politica culturale (RIPC), gli osservatori di 2 paesi e rappresentanti dell’UNESCO, del Consiglio d’Europa e dell’Unione europea.

Essi hanno espresso il loro sgomento per il sequestro dell’ex ministra della cultura colombiana Consuelo Araujo, moglie dell’attuale procuratore generale della repubblica Edgardo Maya, e hanno condannato all’unanimità questo «odioso atto di violenza».

swissinfo e agenzie

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