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Nuova teoria sulle cause del diabete

Agglomerati di cellule beta nel pancreas al microscopio. Università di Guelph, Canada

La mancata produzione di insulina dipende da un difetto di comunicazione tra le cellule. Lo rivela una ricerca dell'Università di Ginevra.

Il diabete mellito di tipo II è la forma di diabete più diffusa al mondo. Colpisce persone di mezza età, obese, con una predisposizione
ereditaria alla malattia. È dovuto a una disfunzione delle cellule che producono insulina, le cellule beta del pancreas.

Nei soggetti sani, quando la concentrazione di zucchero nel sangue aumenta, le cellule beta si attivano e incrementano la produzione di insulina. Questa, a sua volta, favorisce il metabolismo dello zucchero e riporta la sua concentrazione a livelli più bassi.

I pazienti che soffrono di diabete di tipo II hanno una produzione di insulina insufficiente. Le loro cellule beta sono attive, ma non sono in
grado di adeguarsi alle variazioni del tasso di zucchero. Queste persone non sono costrette ad assumere una dose quotidiana di insulina, come fanno i pazienti affetti da diabete di tipo I, ma devono tenere sotto controllo la dieta e ridurre al minimo il consumo di zucchero.

Gli scienziati che studiano le cause della malattia non sono ancora riusciti a stabilire con esattezza la natura della disfunzione delle cellule beta. Ora, un gruppo di ricercatori della facoltà di medicina dell’Università di Ginevra ha proposto una nuova teoria per spiegare la mancata produzione di insulina: le cellule beta dei diabetici sarebbero incapaci di comunicare tra loro e quindi incapaci di coordinare la loro reazione all’aumento di zucchero nel sangue.

Paolo Meda e i suoi colleghi di Ginevra hanno manipolato il DNA di alcuni topi, alterando il gene responsabile della sintesi delle connessine, proteine che permettono alle cellule beta di comunicare attraverso segnali chimici. Le cellule dei topi così ottenuti erano funzionanti, ognuna di loro produceva insulina, ma nel complesso non erano in grado di coordinare la loro attività e rispondere alle variazioni di zucchero.

La teoria dei ricercatori svizzeri, esposta sull’ultimo numero della rivista Journal of Clinical Investigation, dovrà essere confermata da ulteriori esperimenti. Se si rivelerà corretta, aprirà la strada alla produzione di nuovi e più efficaci farmaci per la cura del diabete.

Maria Cristina Valsecchi

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