Prioritario il rispetto della legge sull’asilo
I rifugiati che non rispettano la legge vanno trattati più severamente degli altri. Secondo l'Ufficio federale dei rifugiati (UFR), la loro possibilità d'ottenere un lavoro dev'essere limitata e le loro prestazioni d'aiuto sociale ridotte al minimo.
Con questi provvedimenti l’UFR vuole costringere i cantoni a limitare le spese nel settore dell’asilo. Consultati sulle proposte del gruppo di lavoro «finanziamento dell’asilo», presieduto dal direttore dell’UFR Jean-Daniel Gerber e dalla consigliera di Stato zurighese Rita Fuhrer, i cantoni restano scettici. Temono infatti che un inasprimento spinga ancora di più i rifugiati verso il lavoro nero e la criminalità.
«L’obiettivo – ha spiegato venerdì alla stampa Jean-Daniel Gerber – non è di estendere il divieto di lavorare». Per il direttore dell’UFR si tratta soltanto di una questione di correttezza nei confronti dei rifugiati che rispettano le regole del gioco.
I circa 16 mila impieghi riservati ai richiedenti l’asilo (permessi N e F) devono essere messi a disposizione unicamente dei rifugiati che dichiarano la loro identità e la loro origine. Lo scopo è di offrire lavoro alle persone che restano a lungo e legittimamente in Svizzera, dato che la loro vita è in pericolo in patria.
Il rapporto, pubblicato dal gruppo di lavoro «finanziamento dell’asilo», contiene varie proposte nell’intento di aumentare l’efficacia e, soprattutto, compiere economie nel settore dell’asilo. L’UFR propone per esempio l’introduzione di un regime d’assicurazione malattia, distinto per i richiedenti l’asilo e le persone ammesse provvisoriamente. Questo sistema darebbe accesso alle cure di base previste dalla LAMal, ma sarebbe più restrittivo su vari aspetti, come la libera scelta del medico.
Per quest’anno l’UFR prevede spese per 1,295 miliardi di franchi. Entro il 2004 questo budget dovrebbe essere ridotto lentamente sotto il limite psicologico del miliardo, ossia a 969 milioni. L’UFR prevede che il numero dei richiedenti l’asilo e delle persone ammesse provvisoriamente scenda dagli attuali 107 mila a 70 mila.
La collettività e gli ambienti interessati hanno formulato numerose riserve sulle proposte del gruppo di lavoro. I cantoni temono in particolare un trasferimento supplementare di oneri. L’UFR chiede loro di penalizzare, a livello d’aiuto sociale, i rifugiati poco cooperativi. Questi ultimi dovrebbero percepire il minimo previsto dalla Costituzione e non un soldo di più. Questa situazione «poco confortevole» – ha detto Jöro Frieden, vice direttore dell’UFR – li indurrebbe a rispettare la legge.
Tuttavia, i cantoni temono che così facendo un numero ancora maggiore di asilanti si darebbe alla macchia. In situazione illegale, le persone senza documenti sono facile preda della criminalità. Orbene, spetta poi soprattutto ai cantoni sopportarne le conseguenze finanziarie a livello di polizia e di giustizia. Anche le organizzazioni umanitarie sono sollecitate.
In generale, il gruppo di esperti in «finanziamento dell’asilo» invita i cantoni a dar prova di maggiore responsabilità. Propone che coloro che temporeggiano nel rinvio dei rifugiati, la cui domanda è stata respinta, si assumano anche i costi provocati da questi ritardi.
Dal canto suo, la Confederazione continuerebbe ad assumere la responsabilità finanziaria per gli individui, il cui rimpatrio risulti ritardato dalle istanze federali, ha ancora ricordato l’UFR.
Da segnalare infine che durante il mese di agosto 1.541 persone hanno domandato asilo in Svizzera, 272 in più che a luglio. Nettamente più elevato è però risultato il numero delle partenze, come rende noto venerdì l’Ufficio federale dei rifugiati.
Un richiedente su sei proveniva dalla Repubblica federale jugoslava. Tra gli altri paesi d’origine, figurano Iran (8,6 percento dei dossier), Turchia (7,9 percento) e Bosnia-Erzegovina (6,6 percento). Da rilevare che il 5,8 percento delle domande trattate in agosto sono state accettate.
Le persone che hanno lasciato volontariamente la Svizzera sono state 4.932; i rimpatri forzati sono risultati 1.205 verso il paese d’origine del richiedente e 44 verso stati terzi; 1.198 richiedenti si sono dati alla macchia.
Dall’inizio dell’anno più di 39 mila rifugiati hanno fatto ritorno al loro paese, di cui circa oltre 30 mila in Jugoslavia.
swissinfo e agenzie
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