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Democrazia diretta in Svizzera

Si deve ancora attendere per la liberalizzazione dell’energia elettrica sul mercato svizzero

La liberalizzazione del mercato dell'elettricità rinviata a fine settembre Keystone

Il Consiglio degli Stati ha infatti deciso di rinviare il dibattito, sollevando le critiche del Vorort e dell'Associazione delle aziende elettriche svizzere, che giudicano il passo un "deplorevole ricatto alla popolazione".

Per l’Unione svizzera di commercio e d’industria la decisione della Camera Alta, è “di strette vedute e puramente tattica, e non tiene conto delle realtà economiche”. Per l’Associazione delle aziende elettriche, la mossa ritarderà non solo l’apertura del mercato dell’elettricità, ma anche il dibattito sulle misure di accompagnamento.

A sorpresa i senatori hanno rinviato la discussione sulla legge concernente l’apertura del mercato dell’elettricità. Per due soli voti di scarto, 23 a 21, è stata accettata la proposta del democristiano vallesano Simon Epiney di congelare il progetto, in attesa della votazione popolare sulla tassa sull’energia, prevista il prossimo 24 settembre.
Un’insolita coalizione formata dai rappresentanti borghesi dei cantoni alpini e dalla sinistra, è riuscita di fatto a confermare il legame stabilito esplicitamente dal Consiglio nazionale tra la liberalizzazione nel settore dell’elettricità e la misura fiscale concepita come l’indispensabile strumento
d’accompagnamento.

In avanzata fase di preparazione a livello di Unione europea, l’apertura di questo mercato rappresenta un passo obbligato ormai anche per la Svizzera. La liberalizzazione provocherà una forte pressione al ribasso sui prezzi al consumo elvetici, un vantaggio soprattutto per le grandi industrie divoratrici di energia, ma contemporaneamente un pericolo mortale per le centrali idroelettriche. Gli alti costi di produzione e i grossi investimenti già effettuati in questo settore, che oggi assicura oltre il 60
ella produzione di energia elettrica nazionale, rischiano di metterlo fuori gioco.

In alternativa ad un’iniziativa popolare degli ecologisti, che chiede l’introduzione di una tassa sull’energia di 1 centesimo/kWh per lo sviluppo dell’energia solare, il parlamento aveva approvato lo scorso autunno, dopo due anni di aspre discussioni, un progetto di tassa sulle energie non rinnovabili (petrolio, carbone, gas, uranio) di 0,3 cts/kWh. Una buona fetta di queste entrate verrebbe destinata per un periodo transitorio alle centrali idroelettriche allo scopo di attutire i contraccolpi della concorrenza.

In marzo il Consiglio nazionale aveva stabilito un legame diretto tra l’approvazione della tassa, e l’entrata in vigore della legge che regola l’apertura del mercato dell’elettricità, nell’intento di aumentare le chance di successo della tassa ecologica. Rifiutato in commissione, il vincolo è stato fortemente criticato da alcuni senatori della destra economica, che lo hanno definito una sorta di ricatto e di manipolazione. Grazie alla proposta Epiney, il plenum non si è spinto a tanto ma di fatto ha avallato la soluzîone del Nazionale.

Luca Hoderas

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