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Svizzeri sempre contrari alla tecnologia genetica

Due anni dopo la votazione sull'iniziativa per la protezione dall'ingegneria genetica, respinta dal popolo il 7 giugno 1998, il 59 percento degli svizzeri sempre contrario alla gen-tech Keystone

Il 59 percento degli svizzeri ritiene che la tecnologia genetica potrà migliorare la loro vita. Nonostante ciò, il 41 percento della popolazione rimane contraria, contro un 30 percento di favorevoli. I risultati resi noti martedì a Zurigo.

Questi dati mostrano che la popolazione svizzera ha un atteggiamento differenziato nei confronti dell’ingegneria genetica, indicano gli autori di un sondaggio realizzato nell’ambito del programma «Eurobarometer Survey 2000».

Mentre le applicazioni mediche della tecnologia genetica sono considerate «utili, poco rischiose e moralmente accettabili», il giudizio sugli organismi geneticamente modificati utilizzati nell’alimentazione (Gen Food) è fondamentalmente negativo. Più della metà degli intervistati è dell’opinione che il «Gen Food» sia superfluo e i due terzi considerano la sua produzione contro natura.

Il sondaggio mostra anche l’evoluzione intervenuta in seguito alla votazione sull’iniziativa per la protezione dall’ingegneria genetica, respinta dal popolo il 7 giugno del 1998. In un’analoga inchiesta condotta nel 1997, il 37 percento degli svizzeri aveva detto di ritenere che l’ingegneria genetica avrebbe potuto migliorare la loro vita nei prossimi 20 anni. Oggi la percentuale è salita al 59 percento. Le aspettative sono migliorate soprattutto nella Svizzera tedesca (dal 35 al 63 percento) e nella Svizzera italiana (37-50 percento), mentre in Romandia erano fondamentalmente positive già nel 1997 (45-49 percento).

Anche il giudizio personale degli svizzeri sull’ingegneria genetica è migliorato negli ultimi tre anni. La percentuale di favorevoli è aumentato complessivamente del 10 percento e raggiunge oggi in tutte e tre le regioni linguistiche valori vicini al 30 percento. La percentuale di contrari rimane comunque più alta nella Svizzera italiana (46 percento) ed in quella tedesca (43 percento), rispetto alla Romandia (33 percento).

Per la parte svizzera del sondaggio sono stati interrogati, nel corso dell’estate, 1010 persone nelle tre regioni linguistiche. L’inchiesta è stata realizzata dall’Istituto di ricerche sui media dell’Università di Zurigo e fa parte del programma di ricerca dell’Unione eurpea intitolato «Life Sciences in European Society».

swissinfo e agenzie

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