Si va al voto per il congedo maternità

Con 72'000 firme, l'UDC consegna il suo primo referendum realizzato in solitaria Keystone

La destra dura ha depositato alla cancelleria federale 72'000 firme contro il progetto di assicurazione maternità proposto dal parlamento in ottobre.

Questo contenuto è stato pubblicato il 22 gennaio 2004 - 19:33

È la prima volta che l’Unione democratica di centro utilizza lo strumento della democrazia diretta in solitaria, senza il sostegno di altre organizzazioni.

Giro di boa per l’Unione democratica di centro (UDC): per la prima volta nella sua storia, il partito ha raccolto da solo le firme necessarie per un referendum popolare contro una legge votata dall’Assemblea federale. E il risultato è notevole: le firme convalidate dalla Cancelleria federale sono oltre 72'000, mentre il quorum richiesto è di 50'000.

Il modello adottato in ottobre dal parlamento prevede che il congedo maternità sia finanziato con le indennità per perdita di guadagno (IPG). La copertura assicurativa, fin ora riservata a chi presta servizio militare e civile, è stata aperta anche alle donne che devono lasciare per un periodo il lavoro per la maternità.

Il progetto prevede il versamento dell'80 per cento del salario, per una durata di 14 settimane dopo il parto, a tutte le donne che esercitano un'attività lucrativa. Attualmente l’assicurazione maternità, fissata nella Costituzione federale dal 1945, è delegata ai datori di lavoro.

Nell’ambito delle convenzioni collettive di lavoro, le salariate hanno diritto ad un periodo di circa tre mesi per dedicarsi esclusivamente alla famiglia. Non tutti i settori dispongono però di queste condizioni. Con la legge, il pagamento passerebbe dunque ad una cassa pubblica, finanziata con i contributi dei dipendenti e sarebbe aperta a tutte le lavoratrici.

«Intento insostenibile»

Ma l'Unione democratica di centro non ci sta e per motivare la sua opposizione al congedo maternità, fa leva su argomenti economici, finanziari, politici ed ideologici. Secondo l'UDC, il progetto costituisce un'estensione delle prestazioni delle assicurazioni sociali: ciò è «assolutamente irresponsabile di fronte alla situazione disastrosa delle istituzioni sociali svizzere».

L'UDC teme una «maternità a due velocità»: le casalinghe sono infatti escluse dal progetto, mentre le famiglie a doppio reddito ne approfitteranno pienamente. In questo modo - afferma l'UDC - lo «Stato favorisce un modello familiare dubbio».

Il partito ritiene il sistema attuale sufficiente. Secondo Hans Fehr, consigliere nazionale e direttore dell'Associazione per una Svizzera indipendente e neutrale (ASIN), il mandato costituzionale del 1945 è adempiuto, dato che la maternità è coperta dalle casse malattia. Inoltre - ha ricordato - il popolo ha già detto no a tre riprese a un'assicurazione del genere.

Senza l’economia

Dal canto suo, il presidente del partito Ueli Maurer ha criticato la mancanza di sostegno al referendum da parte dell'economia. L'Unione svizzera di arti e mestieri, associazione padronale che raccoglie le piccole e medie imprese, e altre associazioni economiche hanno abbandonato l'UDC.

«Non siamo disposti ancora a lungo a compiere il lavoro sporco per l'economia», ha aggiunto Maurer, invitando quest'ultima a ripensare la sua posizione favorevole all'assicurazione maternità. Ha comunque ricordato che in merito l'economia - come anche il PLR - è divisa.

Ma in questo caso, la variante di legge è stata proposta dalla destra e corrisponde al nuovo modello sociale perorato dall’economia: la Svizzera è infatti fanalino di coda in Europa per quel che riguarda l’integrazione delle donne e delle loro competenze nel mondo del lavoro.

Recentemente, in una serie di prese di posizioni strategiche, numerose organizzazioni economiche hanno dimostrato il cambiamento di strategia.
Il clima è cambiato e le associazioni femminili si dicono fiduciose: «La maternità non è più considerata come una questione privata della famiglia, lasciando sole le madri. Inoltre l’introduzione di strumenti a sostegno della maternità in alcuni cantoni, sostiene le nostre posizioni», afferma la sostenitrice della legge, Liliale Andrei.

Scoglio terminologico

Il presidente dell'UDC si è pure detto indignato del fatto che il progetto si chiami ufficialmente «revisione della legge federale in favore delle persone che servono nell'esercito, nel servizio civile o nella protezione civile».

Per l’UDC, il fatto che nel titolo della revisione della legge non sia citata espressamente la maternità è segno di poca trasparenza. Il partito ricorda infatti che per ben tre volte il popolo ha rifiutato dei disegni di legge che intendevano introdurre un sostegno finanziario alle partorienti.

Se le cose non cambieranno - ha sottolineato Maurer - si tratta di un chiaro inganno dei cittadini. Con una lettera, l'UDC invita la cancelliera della Confederazione Annemarie Huber-Hotz a chiarire, nell'opuscolo che sarà inviato ai cittadini e nel materiale di voto, che si tratta effettivamente dell'«introduzione dell'assicurazione maternità statale».

In linea di principio, il popolo dovrebbe pronunciarsi il 26 settembre prossimo.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Nel 1984, il progetto di assicurazione maternità fu respinto con l'84% di voti contrari;
nel 1987 con il 71%;
nel 1999 con il 61%.

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In breve

1945: i soli cittadini maschi ammessi al voto accettano il principio costituzionale di un’assicurazione maternità con il 76% di sì.

1946 e 1954: due progetti sono successivamente accantonati dall’Assemblea federale.

1964: la legge stabilische che l’assicurazione malattia copre i costi di gravidanza e maternità.

1984: un’iniziativa popolare lanciata da organizzazioni femminili viene bocciata dal popolo.

1987: il popolo rifiuta un compromesso presentato dal parlamento.

1999: un ulteriore progetto, sostenuto dalla ministra degli interni Ruth Dreifuss e ridimensionato dal parlamento, non supera l'esame popolare.

2003: nella sessione autunnale del parlamento, il progetto, partito da un gruppo interpartitico e salvato dalla destra economica, viene accettato. Il popolo potrebbe pronunciarsi il prossimo 26 settembre.

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