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Sicurezza e criminalità, la svolta dei socialisti

Il presidente del Partito socialista svizzero Christian Levrat difende il documento sulla sicurezza Keystone

Il Partito socialista svizzero ha deciso un approccio più pragmatico sulla sicurezza e nella lotta alla criminalità. Un nuovo orientamento per imprimere al dibattito una svolta.

La nuova posizione dei socialisti svizzeri, adottata dai delegati del partito al recente congresso di Aarau, è sostanzialmente in linea con quella della sinistra degli altri paesi europei. Questa l’analisi del politologo Georg Lutz, professore all’Università di Losanna.

I socialisti svizzeri – che rappresentano la seconda forza politica del Paese dopo quello della destra nazionalista (Unione democratica di centro) – si sono espressi in favore dell’espulsione degli stranieri che si macchiano di reati penalmente gravi.

All’interno del pacchetto sicurezza è stato anche approvato l’impiego della video sorveglianza negli spazi pubblici, qualora se ne presentasse la necessità. Chiesto inoltre un aumento degli effettivi della polizia e delle guardie di confine.

Rispetto alla versione originale dello scorso mese di giugno, il documento votato ad Aarau è stato più volte emendato. Ma come viene percepito questo nuovo indirizzo politico? I pareri sono piuttosto divisi. Se alcuni vedono finalmente il riconoscimento di una realtà che riguarda molti cittadini, altri ritengono che non ci sia nulla da guadagnare nell’entrare nel dibattito.

swissinfo: In termine di cambiamento, quanto pesa realmente per il partito l’adozione del documento sulla sicurezza pubblica?

Georg Lutz: È la prima volta che il partito ha assunto un atteggiamento chiaro su un tema che in passato è stato apparentemente evitato. Di fronte a grosse preoccupazioni sulla sicurezza, si aveva l’abitudine di fornire risposte classiche, mentre non sono mai state date risposte adeguate ai problemi concreti.

Dotandosi di un piano di azione che può essere inserito nell’agenda politica, il partito è andato oltre. Oltre la tradizionale e strategica visione secondo cui non c’era nulla da guadagnare nell’inserirsi nell’ampio dibattito sulla sicurezza. Da un simile dibattito avrebbe tratto profitto unicamente la destra nazionalista.

È chiaro che per i socialisti si tratta di un tema delicato e complesso, poiché genera conflitti interni, cosa che il partito cerca di evitare.

swissinfo: Questa decisione va oltre la volontà di recuperare quegli elettori che hanno voltato le spalle ai socialisti votando a destra?

G.L.: Il Partito socialista ha dovuto prendere atto della perdita di consensi alle ultime elezioni federali. E ha dovuto soprattutto dimostrare di sapere dare delle risposte ai problemi concreti dei cittadini e delle cittadine.

È chiaro che ai socialisti è più confacente occuparsi di temi sociali, ma l’agenda politica è dettata dagli altri partiti, che hanno fatto della sicurezza e della lotta alla criminalità una priorità.

Dubito fortemente, tuttavia, che i socialisti concentrino le loro campagne su questo punto; ci sono infatti molti altri argomenti per profilarsi, a cominciare dalla crisi finanziaria e dalle ripercussioni sull’economia reale, su cui incombe la recessione. Sono questioni su cui puntare per raccogliere i frutti.

swissinfo: C’è forse il rischio che il Partito socialista opti per una linea dura sulla sicurezza nel tentativo di rincorrere la destra?

G.L.: C’è una linea sottile che divide la concreta ricerca di soluzioni e la rinuncia ad un approccio populista, caro ad alcuni partiti di destra; ma indica comunque che si tiene seriamente conto delle preoccupazioni.

Del resto il partito era stato precedentemente criticato per non avere preso sul serio il problema o per averlo del tutto ignorato. Il partito non ha avuto altra scelta che quella di rispondere alle critiche.

swissinfo: I vertici del partito hanno dichiarato di essersi sempre preoccupati della sicurezza, ma di non essere riusciti a fare passare il messaggio. Quanto è credibile questa affermazione?

G.L.: Credo onestamente che il partito ha scelto di schivare l’argomento e ha omesso di prendere una posizione chiara, per evitare divisioni. Ricordo che durante la campagna per le elezioni federali, due membri della sezione zurighese sono stati pesantemente criticati dall’interno del partito, ma hanno conquistato un seggio nella Camera del popolo.

La novità è che ora il dibattito sulla sicurezza è stato lanciato dalla direzione del Partito socialista.

swissinfo: Sul tema della sicurezza, come si situano i socialisti svizzeri rispetto alla sinistra degli altri paesi europei?

G.L.: I socialisti svizzeri hanno mantenuto posizioni più a sinistra rispetto alle formazioni di sinistra degli altri paesi europei, che hanno fatto maggiori concessioni avvicinandosi maggiormente al centro. Sembra che ora i socialisti svizzeri desiderino emanciparsi da visioni prettamente ideologiche in favore di maggiore pragmatismo.

Occorre tuttavia tener presente che il dibattito sulla sicurezza e la lotta alla criminalità non è lo stesso ovunque. La strategia dei socialisti svizzeri mi pare comunque intelligente, dal momento che vogliono dare al dibattito la propria impronta di cambiamento.

Intervista swissinfo, Urs Geiser
(traduzione e adattamento dall’inglese Françoise Gehring)

L’Unione democratica di centro (destra nazionalista) chiede l’espulsione automatica dal territorio elvetico per gli stranieri che si macchiano di crimini e che compiono abusi ai danni dell’assistenza sociale.

L’iniziativa popolare “per l’espulsione degli stranieri che commettono reati” ha raccolto le firme necessarie, ma è contrastata dagli altri partiti, dal Consiglio federale e dalla Commissione federale contro il razzimo.

Il Consiglio federale ha dunque elaborato un controprogetto, che metterà in consultazione l’anno prossimo. Esso prevede un adeguamento della attuale legge sugli stranieri e riprende la richiesta degli autori dell’iniziativa senza tuttavia contraddire il diritto internazionale o i diritti fondamentali sanciti nella Costituzione.

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