Per la procura russa, i conti svizzeri di Ieltsin e Borodin non esistevano
Erano false le fotocopie dei moduli circolate nei mesi scorsi sulla stampa che accreditavano l'esistenza di conti bancari svizzeri intestati all'ex presidente russo Boris Ieltsin e all'ex capo della tesoreria del Cremlino Pavel Borodin.
È questa la conclusione definitiva della procura generale di Mosca, diffusa martedì dopo mesi di accertamenti.
Il verdetto della magistratura russa è stato redatto sulla base di documenti ricevuti dalla Svizzera e di indagini compiute presso la Banca del Gottardo, ha detto all’agenzia ‘Interfax’ Ruslan Tamaiev, capo del dipartimento investigativo della procura.
«Le copie del documento bancario, cosiddetto Dean-S, per l’apertura di un conto (presso la Banca del Gottardo) con le firme di Ieltsin e Borodin, sono le copie di un documento falso», ha spiegato Tamaiev.
Il magistrato russo indaga sul cosiddetto caso Mabetex, dal nome dell’azienda luganese dell’imprenditore d’origine kosovara Behgjet Pacolli, sospettata di aver pagato tangenti in alto loco a Mosca in cambio di appalti pubblici, tra i quali quello per la ristrutturazione del Cremlino. La copie del documento di apertura del presunto conto dove si ipotizzava potessero essere state versate tangenti fu pubblicato nei mesi scorsi dapprima dal giornale scandalistico russo «Versia» e poi da media internazionali.
Nella vicenda Mabetex sono state coinvolte diverse persone e sospetti vennero sollevati a suo tempo anche all’indirizzo di Ieltsin e delle sue due figlie. «Quanto è emerso negli interrogatori e un certo numero di altri elementi mi hanno convinto che Ieltsin non abbia niente a che fare con gli abusi ipotizzati da alcuni giornali», ha tuttavia sostenuto Tamaiev. Che il presunto conto in Svizzera dell’ex presidente fosse frutto di una falsificazione era del resto già emerso nei mesi scorsi.
Per quel che riguarda Borodin il caso invece non è del tutto chiuso. La magistratura ginevrina, nel suo filone d’inchiesta, continua a sospettare che l’ex tesoriere – e attuale segretario dell’Unione russo-bielorussa per volere del nuovo presidente russo Vladimir Putin – abbia comunque intascato tangenti. I magistrati ginevrini lo hanno già incriminato e ritengono che egli possa aver riciclato in Svizzera il denaro frutto di corruzione attraverso conti intestati a familiari o prestanome.
Borodin da parte sua nega tutto, forte anche del fatto che la magistratura russa non gli ha viceversa finora rivolto alcuna accusa.
Il filone russo del caso Mabetex – ha osservato comunque Tamaiev – è ancora aperto: Borodin per ora è un semplice testimone, ma una decisione finale sarà presa a novembre dopo l’arrivo di altre carte dalla Svizzera. Una cosa però, almeno a Mosca, è fin d’ora certa: Ieltsin non c’entra.
swissinfo e agenzie
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