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Sei collaboratori uccisi in Congo, ma il CICR non si ritira dal Paese

Il simbolo del CICR non sempre è rispettato nelle regioni di forti tensioni Keystone

Sei dipendenti del Comitato internazionale della Croce rossa sono stati uccisi giovedì pomeriggio nel nordest della Repubblica democratica del Congo, ha indicato venerdì l'organizzazione umanitaria. Tra le vittime figura anche una cittadina svizzera. Il CICR ha fatto sapere che non intende ritirarsi dal paese africano.

I morti sono quattro collaboratori congolesi e due delegati stranieri: la svizzera Rita Fox, infermiera bernese di 36 anni, e il colombiano 54enne Julio Delgado. I sei sono stati trovati morti vicino ai loro due veicoli nella provincia di Ituri, vicino alla frontiera ugandese, ha precisato un portavoce del CICR, Juan Martinez.

La regione è occupata dalle forze ugandesi che appoggiano il Fronte di liberazione del congo di Jean-Pierre Bemba, un movimento ribelle che si oppone al governo di Kinshasa. La regione era stata teatro all’inizio dell’anno di violenti scontri interetnici. Al momento dell’attacco contro il convoglio del CICR nella regione regnava la calma.

Questo attentato è la perdita più grave che abbia colpito l’organizzazione umanitaria dal 1996, quando nel corso dell’anno furono uccisi 11 collaboratori del CICR. L’organizzazione ha deciso di sospendere provvisoriamente le attività nella Repubblica democratica del Congo ma non prevede un ritiro totale, perché “le vittime non devono subire le conseguenze di questo genere di azioni”. Il CICR ridiscuterà le condizioni di sicurezza nella regione con le parti in conflitto.

Il consigliere federale Deiss ha espresso il proprio cordoglio per il massacro nella Repubblica democratica del Congo, porgendo le proprie condoglianze alle famiglie colpite dal dramma. “E’ sempre particolarmente sconvolgente vedere morire persone nell’esercizio di attività civili con buone intenzioni” ha detto il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), a margine dell’incontro a Berna con il suo omologo portoghese Jaime Gama.

I quattro collaboratori congolesi e i due delegati – la svizzera e il colombiano -, sono stati uccisi in un’imboscata mentre erano in missione ad una trentina di chilometri a nord di Bunia, per valutare i bisogni delle migliaia di sfollati causati dalla guerra civile. I collaboratori si spostavano a bordo di due vetture chiaramente contraddistinte dall’emblema della Croce rossa. I veicoli sono stati incendiati.

Una pattuglia ugandese ha ritrovato i corpi delle vittime dell’imboscata, dopo l’interruzione dei contatti tra la sotto delegazione di Bunia e l’equipe del CICR. Il Comitato internazionale della Croce rossa si è detto profondamente scioccato per la morte dei suoi collaboratori ed ha espresso il suo cordoglio alle famiglie delle vittime. “Hanno sacrificato la loro vita a un ideale di solidarietà con le vittime del conflitto in RDC”, afferma l’organizzazione.

A Ginevra l’alta commissaria dell’ONU ai diritti umani Mary Robinson ha pure espresso la sua solidarietà con i membri del CICR uccisi, dichiarando che il problema dell’accesso alle vittime è cruciale.

La giovane infermiera uccisa, originaria del canton Berna, lavorava dal 1997 per l’organizzazione umanitaria e aveva appena iniziato in marzo a lavorare nell’est della Repubblica democratica del Congo. Prima aveva però già partecipato a diverse missioni in altri paesi africani. Anche il suo collega colombiano Julio Delgado era un collaboratore del CICR con parecchia esperienza alle spalle: vi lavorava infatti da dieci anni e conosceva molti paesi africani. L’organizzazione umanitaria non dispone per il momento di nessun indizio sui responsabili dell’attacco.

I loro corpi sono stati trasportati da Bunia a Goma, nell’est del Paese, nel tardo pomeriggio di venerdì. I corpi dei quattro collaboratori congolesi rimarranno invece a Bunia, poiché originari della regione. Il corpo dell’infermiera svizzera dovrebbe essere rimpatriato durante il fine settimana.

Il CICR ha 45 delegati nella RDC e 500 impiegati locali. Una ventina di stranieri e 300 locali si trovano nella parte governativa, diretta da Kinshasa, mentre gli altri sono attivi nella regione sotto controllo dei ribelli, con sede principale a Goma.

swissinfo e agenzie

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