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Anziani contrari al contributo di solidarietà

La situazione finanziaria degli anziani non è migliore di quella delle persone in età lavorativa: il Consiglio svizzero degli anziani (Csa) risponde così all'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), che aveva caldeggiato un contributo di solidarietà da parte della terza età.

L’Ufas aveva presentato un anno fa uno studio secondo il quale la precarietà minaccerebbe soprattutto i giovani, a cominciare dalle famiglie numerose e dalle donne sole, mentre i pensionati si troverebbero in una situazione finanziaria complessivamente favorevole. «I risultati di questo studio sono stati interpretati in modo inaccettabile», hanno dichiarato venerdì a Berna i rappresentanti del Csa.

Stando a una ricerca del Csa, infatti, la quota di persone con mezzi finanziari limitati e quella di persone agiate è simile tra i pensionati e i lavoratori. Questi rapporti non sono cambiati negli ultimi decenni, e il contributo di solidarietà proposto dall’Ufas sarebbe pertanto fuori luogo.

«Ci vuole sì una ridistribuzione tra ricchi e poveri, ma questa deve essere indipendente dall’età e dal fatto di lavorare o essere in pensione», ha affermato Gérard Heimberg, presidente del gruppo di lavoro «sicurezza sociale» del CSA.

Il Consiglio degli anziani si è inoltre detto preoccupato per l’immagine poco sfumata della situazione finanziaria delle vecchie generazioni in Svizzera: questa visione crea «pregiudizi generalizzanti» e può indurre le autorità a decisioni poco azzeccate. L’organizzazione ha inoltre ricordato che un anziano su sei vive con meno di 2’550 franchi al mese.

Interpellato dall’Agenzia telegrafica svizzera, il direttore dell’Ufaa Yves Rossier ha dal canto suo replicato che è mai stata evocata una tassa specifica per gli anziani. Egli ha però aggiunto che il rischio di povertà si è effettivamente spostato dalle vecchie alle giovani generazioni, e che saranno quindi necessarie maggiori risorse per affrontare l’evoluzione demografica.

swissinfo e agenzie

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