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Clima: molta buona volontà a Ginevra



Il ministro dell'ambiente Leuenberger (a sinistra) in compagnia di Adrian Fernandez, presidente dell'Istituto messicano di ecologia

Il ministro dell'ambiente Leuenberger (a sinistra) in compagnia di Adrian Fernandez, presidente dell'Istituto messicano di ecologia

(Keystone)

L'esito delle discussioni sui cambiamenti climatici di giovedì e venerdì a Ginevra è incoraggiante: lo ha affermato il ministro svizzero dell'ambiente Moritz Leuenberger, secondo cui è stata ristabilita una base di fiducia dopo il vertice di Copenhagen.

Il risultato finale della grande riunione danese – vi avevano partecipato oltre 200 Paesi – del dicembre 2009 aveva suscitato parecchie critiche, in particolare poiché non erano stati adottati impegni vincolanti in merito alle emissioni dei gas a effetto serra.

Nell'intento di preparare adeguatamente il prossimo vertice – previsto a Cancun (Messico) dal 29 novembre al 10 dicembre 2010 – i rappresentanti di una cinquantina di paesi si sono riuniti giovedì e venerdì a Ginevra per uno scambio informale sulle questioni relative al finanziamento delle misure in ambito climatico.

Il ministro svizzero dell'ambiente Moritz Leuenberger e la ministra degli esteri messicana Patricia Espinosa – che hanno diretto la riunione – hanno elogiato «l’atmosfera costruttiva» in cui si sono svolti gli incontri.

Iniezione di fiducia

«Abbiamo discusso apertamente, esplorando spesso anche piste diverse dalle tradizionali posizioni negoziali; abbiamo riflettuto assieme e ciò ci ha permesso di capire meglio i problemi e individuare le possibili soluzioni», ha spiegato il consigliere federale al termine dell'incontro. Secondo Moritz Leuenberger, vi è un consenso sul fatto che il finanziamento a lungo termine richieda l'istituzione di un fondo.

Anche se a Ginevra non si dovevano prendere decisioni, il ministro svizzero dell'ambiente ha tuttavia definito l'incontro un successo, in quanto «sono state discusse nuove proposte e i ministri presenti hanno lavorato in un clima di fiducia reciproca». A suo parere, questa fiducia – andata persa dopo la Conferenza mondiale di Copenhagen sul clima – doveva essere innanzitutto ripristinata.

Pietra miliare

Secondo Patricia Espinosa, che presiederà la prossima Conferenza sul clima prevista a Cancun, l'incontro informale di Ginevra ha posto una pietra miliare per la preparazione del vertice messicano. Anche a suo parere, dall'appuntamento risulta in particolare la necessità di una soluzione stabile per il finanziamento.

Al Dialogo sul clima ha partecipato pure il segretario generale della Convenzione delle Nazioni Unite sul clima Christiana Figueres. Quest'ultima ha evidenziato l'importanza della trasparenza per ricucire lo strappo creatosi dopo Copenaghen.

In quest'ottica, la riunione di Ginevra ha permesso di raggiungere un consenso sulla creazione di un nuovo fondo in favore del clima con il contributo dell'industria privata, ha aggiunto Leuenberger.

Guardando verso Cancun

«A Cancun i progessi sono possibili proprio perché nessuno si attende più – come prima di Copenhagen – un accordo vincolante su tutta la linea», aveva dichiarato il consigliere federale all'inizio della conferenza.

Dopo il vertice danese, il ministro Leuenberger si era espresso in modo critico in merito alla gestione dei dibattiti e al programma troppo ambizioso: «L'ONU vorrebbe risolvere tutti i problemi in questa sede, dalla povertà nel mondo alle guerre».

Nel corso del vertice messicano, ha precisato, i governi saranno invece già in grado di precisare le loro promesse di riduzione delle emissioni di gas ad affetto serra e i loro contributi al futuro fondo sul clima.

swissinfo.ch e agenzie

CONFERENZA DI COPENAGHEN

I rappresentanti di quasi 193 paesi si sono riuniti dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen per cercare di raggiungere un accordo sul clima che dovrà prolungare o sostituire il Protocollo di Kyoto, che scade nel 2012.

L'obiettivo principale era la riduzione le emissioni di gas a effetto serra affinché l'aumento delle temperature non sia superiore a 2 gradi rispetto all'era preindustriale.

Il Giec (Gruppo d'esperti intergovernativo sull'evoluzione del clima) ritiene necessaria una riduzione del 25-40% delle emissioni dei paesi industrializzati entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.

Il testo approvato a Copenaghen fissa come obiettivo il limite di riscaldamento del pianeta a 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali.

Prevede anche aiuti pari a 30 miliardi di dollari su tre anni per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, e una successiva crescita degli aiuti fino a 100 miliardi di dollari entro il 2020.

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