I nigeriani valutano il “miglior posto per nascere”
Quest'anno la Svizzera può vantarsi di essere il miglior posto al mondo per nascere, stando alla classifica stilata dalla rivista Economist per il 2013. La Nigeria si trova invece in fondo alla lista. Che cosa ne pensano i nigeriani che vivono in Svizzera?
«Qui per i bambini è fantastico. In alcune classi elementari svizzere i bambini hanno a disposizione diversi computer pronti all’uso, mentre una scuola media nigeriana ha, nel migliore dei casi, un solo computer per tutti gli allievi», afferma Michael*, un 40enne nigeriano che vive a Berna.
Svizzera
PIL pro capite: 77’340 $
(parità di potere d’acquisto: 52’080 $)
Previsione di crescita: 1,2%
Inflazione: 0%
Popolazione: 8 milioni
Nigeria
PIL pro capite: 1’560 $
(parità di potere d’acquisto: 2’190 $)
Previsione di crescita: 6,7%
Inflazione: 10,7%
Popolazione: 174,5 milioni
«I due paesi sono inconfrontabili»
Questo padre di due bambini ha ottenuto l’asilo in Svizzera 15 anni fa – un traguardo che per la maggior parte dei richiedenti l’asilo nigeriani (236 al mese nel 2012) – rimane soltanto un sogno.
«In Svizzera la rete di sostegno sociale è incredibile», sostiene entusiasta l’imbianchino e pittore.
«Se qualcuno perde il posto di lavoro è comunque in grado di pagare l’affitto. In Nigeria questo non accade. E se un bambino rimane orfano in Svizzera e vuole andare all’università può farlo, in teoria, perché lo Stato lo sostiene», aggiunge.
La Svizzera ha facilmente raggiunto la vetta dell’ultimo indice dell’Economist sulla vita (The lottery of life) principalmente grazie alla sua «noiosa stabilità» nell’attuale contesto di incertezza.
Remi Alao, un imprenditore nigeriano che ha vissuto in Svizzera per oltre 20 anni, crede fermamente che la forza della Svizzera sia proprio questa solidità.
«Il sistema svizzero è molto organizzato e gli svizzeri sono attaccati al loro paese; tutti sono coscienti della qualità e dell’immagine, e questo è precisamente ciò che manca in Nigeria», sostiene il 52enne.
«I nigeriani hanno una mentalità più indipendente. Ma la loro crescita è limitata a causa delle tradizioni».
Ma il principale problema della terza economia africana, con una popolazione di 175 milioni di persone, è l’assenza di leadership, ritiene Remi Alao. «La Nigeria ha un buon sistema educativo, ma questo non è sorretto da un’infrastruttura funzionale».
Reinvenzione
Da quando è arrivato in Svizzera nel 1990, Remi ha dovuto lavorare sodo per realizzare i suoi sogni. Il progetto iniziale di questo studente di agronomia, sposato con una svizzera, era di continuare gli studi, ma l’Università di Zurigo ha rifiutato di riconoscere il suo diploma. «Mi hanno detto di ricominciare tutto da capo», afferma.
Imperterrito, è diventato un tuttofare: tassista, imbianchino, persino fornitore di limousine per il World Economic Forum. Intanto è ritornato all’università, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, e quest’anno ha completato un dottorato in consulenza manageriale alla finix University.
«I nigeriani sono degli ossi duri, non si arrendono», dichiara. Remi Alao è uno dei membri della diaspora che potrebbe aiutare la Nigeria a sollevarsi dall’ultima posizione della classifica dell’Economist.
Remi Alao organizza corsi informatici per i giovani disagiati in Nigeria, dove ha anche fondato un’impresa di energia rinnovabile. A settembre 2013 aiuterà a lanciare un corso per meccanici d’automobile negli Stati di Lagos e Imo per formare annualmente 50 giovani in un periodo di sei anni. Il governo svizzero sostiene quest’ultimo progetto.
Altri sviluppi
I soldi fanno la felicità?
«Non abbastanza aperti»
«In ogni parte del globo i nigeriani stanno avendo un grande impatto. Tanti danno di loro un’immagine positiva, ma altri ci stanno dando cattiva fama», afferma Monica Emmanuel, una ricercatrice dottoranda alla Scuola di diplomazia e di relazioni internazionali di Ginevra.
I nigeriani sono visti male in Svizzera a causa dello spaccio di droga e dell’asilo illegale. Ci sono circa 3’000 residenti nigeriani permanenti e non permanenti, soprattutto a Zurigo, ma anche a Ginevra, Berna e Bienne. Questa cifra, però, probabilmente sottostima la situazione reale.
«Se uno svizzero vede un uomo di colore e scopre che è nigeriano, pensa che dev’essere uno spacciatore», sostiene l’imprenditore. «La gente tende a giudicare velocemente senza davvero conoscerci. Gli svizzeri sono amichevoli ma non abbastanza aperti. Viviamo in un mondo globalizzato, che ci piaccia o no. Altre culture si stanno affacciando, ma la società svizzera non è ancora preparata a questo».
A buon mercato
Nonostante la Svizzera sia conosciuta per essere uno dei paesi più cari al mondo, secondo Michael si possono sempre trovare beni a buon mercato se si cerca nei posti giusti.
«Qui si può sopravvivere con poco, mentre in Nigeria le persone si danno alla criminalità», sostiene. Ma la signora Emmanuel, 39 anni, che è stata a Ginevra per circa due anni, afferma che molte sue conoscenze tiravano avanti a fatica.
«Ho conosciuto molti africani, sia legali che illegali. La loro qualità di vita è molto bassa, dato che le loro entrate non sono sufficienti per coprire i costi della vita in Svizzera, e in particolare a Ginevra», sostiene.
Sebbene abbia viaggiato molto, Monica Emmanuel ha avuto uno shock culturale quand’è arrivata a Ginevra, a causa della barriera linguistica e della difficoltà a trovare un alloggio, peraltro caro.
«Ma ora so come muovermi nel sistema, quindi sono più serena», sottolinea. «Una cosa che apprezzo davvero qui è il sistema dei trasporti, che connette tutte le parti del paese».
Un gruppo felice?
Nel primo Rapporto delle Nazioni Unite sulla felicità mondiale, pubblicato nell’aprile 2012, la Svizzera si situa al sesto posto, mentre la Nigeria si classifica al centesimo rango.
I nigeriani sostengono però di essere le persone più speranzose al mondo. In un sondaggio realizzato da Gallup nel 2010 su un campione di 64’000 persone in 53 paesi, i nigeriani sono risultati essere il popolo più ottimista.
Ma gli svizzeri sono davvero felici?
«Non credo», sostiene Monica Emmanuel. «Anche se hanno tutto, mi accorgo comunque di una certa insoddisfazione. La società è molto individualista, ognuno vive per sé, occupato dal al lavoro e poi dalla vita a casa. Non c’è vita sociale».
Anche Remi Alao è dubbioso: «Felicità è un termine relativo, ma si riferisce alla capacità di raggiungere i propri scopi liberamente. La Svizzera è talmente strutturata che non è possibile essere felici dal momento che bisogna sempre comportarsi in un certo modo. I nigeriani sono più felici nella loro ignoranza, perché spesso vengono loro negate cose basilari e quindi non sanno che cosa si stanno perdendo».
*nome noto alla redazione
Traduzione dall’inglese di Francesca Motta
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