Un’architettura a misura di bambino
L'i2a - istituto internazionale di architettura di Vico Morcote, in Ticino - ha molti progetti e un obiettivo ambizioso: "illuminare" i committenti del futuro, cominciando a educarli fin dalla più tenera età.
Ci sono passati Daniel Libeskind, Jacques Herzog e Zaha Hadid, ma pochi lo sanno. Dietro la sigla “i2a” (istituto internazionale di architettura) c’è infatti una storia quasi trentennale che merita di essere raccontata dal principio, ovvero costeggiando il lago di Lugano e imboccando la strada che conduce al villaggio medioevale di Vico Morcote.
Qui si trova l’edificio scelto nel 1983 come sede europea dal Southern California Institute of Architecture di Los Angeles (SCI-Arc). Perché proprio in Ticino? La ragione è legata alla crescente notorietà di una generazione di architetti ticinesi – quali Botta, Galfetti, Snozzi, Tami, Vacchini – che si stava allora facendo conoscere e apprezzare ben oltre i confini cantonali.
La dimora che ospita la scuola ben si addice a questa vocazione. Originariamente un convento, le cui preziose caratteristiche architettoniche sono ancora presenti, l’edificio è trasformato verso il XIX secolo in una villa, prima di essere adeguato alle esigenze di ricerca e insegnamento di SCI-Arc.
Inizialmente ad uso esclusivo degli studenti americani, la scuola si trasforma nel corso degli anni. Nel 1990 diventa una fondazione chiamata appunto i2a e, dopo la vendita da parte dell’ateneo statunitense nel 2009, imbocca una nuova via: vuole rivolgersi a un pubblico più vasto e rafforzare la presenza nel territorio.
«Casa dell’architettura»
Ma, concretamente, di cosa si occupa adesso l’istituto? «Riassumendo, possiamo dire di essere una casa dell’architettura piccola e flessibile che tenta di rispondere alle esigenze del momento» spiega Ludovica Molo, direttrice di i2a.
Per esempio, aggiunge, «una delle nostre attività è l’organizzazione di corsi ad hoc destinati a chi lavora nell’ambito della costruzione. Non ci rivolgiamo quindi soltanto ad architetti, ma anche ad arredatori, decoratori, imbianchini e operai edili».
Le motivazioni di questa strategia sono legate a un’esigenza molto concreta: «Anche nel nostro settore ci sono problemi di disoccupazione, ciò che rende necessarie riqualifiche professionali e specializzazioni»; inoltre i2a opera nella convinzione che soltanto attraverso lo scambio e la riflessione tra professionisti provenienti da orizzonti diversi il risultato finale può migliorare.
Eredità americana
Il periodo trascorso da i2a sotto l’egida di SCI-Arc è stato valorizzato e integrato nel nuovo corso dell’istituzione. «Anche grazie a una prestigiosa collaborazione con il Centre Canadien d’Architecture (CCA) di Montréal, continuiamo a svolgere un’attività accademica», evidenzia Ludovica Molo.
A titolo di esempio, alcuni studenti internazionali provenienti da megalopoli come New York hanno soggiornato a Vico Morcote per riflettere su micro-realtà come l’agglomerato urbano di Lugano e i suoi dintorni in termini urbanistici.
In Ticino esistono però già delle strutture come l’Accademia di architettura di Mendrisio e la Scuola universitaria professionale: non vi è il rischio di creare doppioni? «No, perché non siamo una vera e propria scuola di architettura. La nostra offerta si situa a monte e a valle di queste realtà, dal momento che offriamo – oltre alle ricerche accademiche – anche i corsi per un pubblico non specializzato», precisa la direttrice.
Cominciare da piccoli!
Un altro elemento caratterizzante dell’offerta di i2a deriva da una constatazione: «La qualità di ciò che viene costruito, e più in generale la qualità dello spazio urbano, dipende direttamente dai committenti, siano essi politici o semplici cittadini», fa notare Ludovica Molo.
Se si vuole quindi scongiurare l’imbruttimento dei luoghi in cui viviamo, occorre prima di tutto educare i committenti e creare una coscienza comune del territorio. Come? Cominciando dai committenti del futuro, ovvero… i bambini!
i2a ha quindi deciso di contattare una vera e propria autorità in materia, Pihla Meskanen, direttrice della scuola di architettura per bambini e ragazzi Arkki, oltre che architetto e pedagoga, che dall’inizio degli anni Novanta anima seminari di architettura destinati ai bambini. La specialista ha accettato di animare un seminario a Vico Morcote, al quale hanno partecipato una cinquantina di ragazzini di età compresa tra 3 e 14 anni.
Scopo dell’esercizio, per quelli più grandi (7-14 anni): realizzare – con un approccio scientifico – costruzioni di lunga tradizione, quali un tepee, una iurta, una capanna oppure un ponte tra due alberi. I bambini più piccoli (dai 3 anni) si sono invece cimentati con esercizi che hanno permesso loro di prendere confidenza con la tridimensionalità.
Oltre a – si spera – contribuire alla formazione di futuri committenti illuminati, esperienze di questo genere presentano un ulteriore vantaggio: «Sembra infatti che la familiarità con lo spazio in tre dimensioni, se acquisita in tenera età, faciliti l’apprendimento nelle discipline scientifiche», rileva Ludovica Molo.
I punti positivi non finiscono però qui: «Anche le mamme mediterranee, costrette a lasciar utilizzare ai bambini colla calda, chiodi e martelli, sono obbligate a diventare un po’ meno apprensive…».
Ludovica Molo è nata a Lugano e si è laureata in architettura presso il Politecnico Federale di Zurigo. Dopo gli studi si è trasferita a Los Angeles, dove ha lavorato in vari studi di architettura.
Di ritorno in Svizzera, è stata assistente presso il Politecnico federale di Losanna e all’Accademia di architettura di Mendrisio. Dal 1998 al 2009 è stata contitolare dello studio di architettura könz.molo a Lugano; attualmente lavora presso lo studio we a Lugano.
Dal 2003 al 2009 ha insegnato presso la SCI-Arc di Vico Morcote, dal 2006 è stata la direttrice del programma di i2a. Oggi è la direttrice dell’istituto.
Dal 2007 l’i2a istituto internazionale di architettura – ora finanziato anche dalla Confederazione e dal Cantone Ticino – ha la certificazione EduQua, marchio svizzero di qualità per tutte le istituzioni che operano nel campo della formazione continua.
Nel 2010, i2a è stato premiato dall’Ufficio federale della cultura come uno dei migliori spazi espositivi “junior” a livello nazionale.
Il riconoscimento è stato attribuito per aver proposto le positions in space, serie di manifestazioni dal carattere originale e innovativo, che hanno portato architetti e artisti a creare un’installazione nella sala espositiva, con l’intento di animare il dibattito intorno alla produzione architettonica e artistica.
In conformità con gli standard di JTI
Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative
Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.
Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.