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Una sfida lunga come un confine

John Harlin III mostra le batterie solari posizionate sul suo casco

John Harlin III mostra le batterie solari posizionate sul suo casco

(swissinfo.ch)

L'alpinista americano John Harlin III, protagonista del film IMAX «Le Alpi», torna in Svizzera per un'altra impresa epica. In confronto, scalare la parete nord dell'Eiger può sembrare quasi facile…

«Sono circa 2'000 km», afferma il 54enne John Harlin guardando la mappa della Confederazione aperta davanti a sé. Poi aggiunge: «Se però si considerano tutte le salite e le discese, saranno probabilmente di più».

Harlin, un affermato alpinista e scrittore statunitense, sta per lanciarsi in una nuova impresa sull'arco di tre mesi: percorrere tutto il confine della Svizzera, discostandosi il meno possibile dalla linea e fermandosi unicamente per fare rifornimento nei villaggi.

Acqua, roccia e un diario

La sfida è notevole. Il percorso condurrà Harlin in cima a montagne alte 4'000 metri, lo obbligherà a sfidare fiumi come il Reno, a superare sentieri impervi. L'alpinista, oltre a scalare, dovrà pedalare, usare il kayak e camminare per completare il suo periplo e tornare dove tutto è cominciato, martedì 22 giugno: St. Gingolph, nel canton Vallese.

«Nelle montagne mi sento a casa… e la Svizzera è la patria delle montagne. Da molto tempo volevo realizzare questo progetto», dice Harlin. Durante il suo viaggio, intende incontrare amici alpinisti, scienziati, storici e persone comuni, per ascoltare le loro storie e poter poi offrire un ritratto meticoloso e variato del paese in tutte le sue sfumature geografiche, politiche e culturali.

I lettori potranno seguire il suo peregrinare sul sito swissinfo.ch (in inglese). L'intrepido americano sarà equipaggiato con tre telefoni, caricatori solari e una videocamera. Ogni giorno, Harlin proporrà ai suoi fedeli sostenitori testi, fotografie e immagini. Grazie al sistema GPS, sarà sempre possibile sapere dove si trova l'alpinista.

«John è il miglior ambasciatore possibile per la Svizzera», dichiara Roland Baumgartner di Svizzera Turismo, che sostiene l'iniziativa fornendo supporto logistico. «Le sue testimonianze convinceranno molti potenziali ospiti a trascorrere alcuni giorni in questo fantastico panorama. Magari senza scalare il Cervino, ma godendosi la vista da un treno panoramico, come quello che conduce al Gornergrat».

Una storia di famiglia

La Svizzera e una sfida: una situazione che non è nuova nella vita di John Harlin. Lo statunitense ha infatti trascorso parte della sua infanzia a Leysin, nel cantone di Vaud. La madre lavorava presso una scuola internazionale, mentre il padre omonimo – pilota dell'aviazione americana in Germania – si era fatto conoscere per le sue qualità alpinistiche.

«Una volta ricevemmo una cartolina indirizzata a "Eiger John, Svizzera". Vivere qui era un vero paradiso: papà avrebbe voluto condurmi sul Cervino, ma ciò non fu mai possibile», racconta il figlio.

Nel 1966, quando il ragazzo ha nove anni, il padre muore infatti tragicamente sulla parete Nord dell'Eiger. Anni dopo, il figlio torna in Svizzera per onorarne la memoria portando a termine proprio quella scalata: dalla vicenda sono stati tratti un libro e un film IMAX.

A differenza di quel progetto, realizzato con attori ed effetti speciali, la nuova impresa – Swiss Border Stories – di John Hamlin sarà completamente reale. «Racconterò una storia che non è così personale, ma resta una bella, solida avventura», commenta il protagonista.

La vera difficoltà

Poco prima di cominciare il suo viaggio, John ha disposto il materiale necessario sull'intero pavimento del soggiorno di un'amica, a Leysin. C'è di tutto, dai ramponi fino alla tenda ultraleggera, senza dimenticare il fornello da campo.

«Mi sono allenato sulle montagne dietro casa mia, in Messico, salendo fino a 3'000 metri e sentendomi in buona forma. In seguito, ho indossato uno zaino da 15 chili… e mi sono reso che dovevo essere leggero, davvero leggero!».

Anche per un viaggiatore esperto come lui, le difficoltà in agguato sono molteplici: un temporale imprevisto che rallenta l'avanzata, un confine mal segnalato che lo potrebbe confondere vicino a Sciaffusa, senza dimenticare i possibili problemi culturali: John ha dimenticato il tedesco, e lo spagnolo ha ormai rimpiazzato il francese.

La parte più difficile, confida, è però un'altra: allontanarsi per così tanto tempo dalla moglie e dalla figlia di 14 anni. «Mi hanno dato questo», dice, mostrando una scatoletta impermeabile. All'interno, dozzine di bigliettini. Ognuno corrisponde a una settimana trascorsa, e John non vede l'ora di poter leggere il primo.

Non c'è però tempo per la nostalgia: all'orizzonte, nuvole scure si addensano sul paesaggio che John si appresta ad attraversare. «Sarà divertente», dichiara. E lo pensa davvero.

Tim Neville, Leysin, swissinfo.ch
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

Un territorio che cambia

Tra il 1798 e il 1815, la forma della Svizzera cambiò varie volte, sia per questioni politiche sia in base agli esiti delle guerre.

Nel 1798 le città alleate Ginevra e Mulhouse furono annesse alla Francia. Nel 1802 il Vallese si separò dalla Repubblica Elvetica, per rimanere indipendente alcuni anni, ma nel 1810 Napoleone lo annesse alla Francia come dipartimento del Sempione.

Ma anche la Svizzera ottenne nuovo territorio: il Fricktal (prima sotto dominio austriaco) situato sul Reno, ad est di Basilea, fu invaso dai francesi nel 1799, ma entrò a far parte della Repubblica Elvetica come cantone separato nel 1802.

Dopo l’Atto di Mediazione il Fricktal divenne parte del nuovo cantone Argovia, di cui fa tuttora parte.

Tra il 1799 e il 1800 i Grigioni passarono varie volte dalla Francia all’Austria e viceversa. Infine i francesi nei uscirono vincitori e nel 1801 Napoleone dichiarò i Grigioni il 16esimo cantone della Svizzera.

Fonte: swissworld.org

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Clima e frontiere

La frontiera meridionale della Svizzera è composta principalmente da roccia e ghiaccio. Secondo gli esperti, lo scioglimento dei ghiacciai modificherà circa il 10% dei 750 km di frontiera italo-svizzera: in alcuni punti, vi potrebbero infatti essere cambiamenti di un centinaio di metri.

Secondo l'ingegnere Daniel Gutknecht (Ufficio federale di topografia), quando la roccia sarà liberata dal ghiaccio potranno essere determinati dei punti fissi per indicare la frontiera.

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