Vertice di Ginevra: per la pace fra Israele e Siria bisognerà aspettare
Bill Clinton è ripartito da Ginevra con un nulla di fatto. Il summit tra il presidente americano e l’omologo siriano Hafez al-Assad organizzato in Svizzera per rimettere in moto il dialogo tra israeliani e siriani non ha portato i frutti sperati.
La Casa Bianca ha indicato al termine del vertice che “rimangono ancora differenze significative tali da non consentire una ripresa dei negoziati di pace” interrotti lo scorso 10 gennaio.
L’incontro tra i due leader che si è tenuto all’hotel Intercontinental è durato complessivamente tre ore e si è tenuto in due sessioni separate da un lungo intermezzo. All’inizio e al termine dell’incontro il presidente americano si è consultato per telefono con il premier israeliano Ehud Barak.
Nonostante gli ottimismi della vigilia, la mediazione di Washington non ha quindi portato i frutti sperati. Il presidente americano era giunto a Ginevra di ritorno dal suo lungo viaggio in Asia per portare di persona al leader siriano una nuova proposta israeliana sulle modalità di restituzione delle alture del Golan occupate nel 1967 e annesse dallo stato ebraico.
I siriani chiedono il rispetto dei confini esistenti prima della guerra dei Sei Giorni, che comprendono anche la costa nord orientale del Mar di Galilea. Gli isrealiani, invece, vorrebbero mantenere il controllo totale sul lago, da cui traggono il 40 percento delle loro risorse idriche. Anche se i particolari della trattativa non sono trapelati, è evidente che su questo punto cruciale non si è raggiunto un compromesso. E adesso la strada è tutta in salita.
Oggi, l’inviato speciale per il Medio Oriente Dennis Ross riferisce a Gerusalemme al premier israeliano Barak dei risultati del faccia a faccia di Ginevra.
Maria Grazia Coggiola
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