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Svizzeri nell'Italia fascista

Con un ruolo importante nell'economia fin dall'Ottocento, gli svizzeri in Italia costituivano negli anni Venti del XX secolo la maggior colonia straniera in Italia.

Un saggio di Mauro Cerutti ne ricostruisce le vicende negli anni del fascismo.

La storia della presenza svizzera in Italia ha radici lontane, legate sia all'emigrazione stagionale, sia al servizio mercenario in vari stati della Penisola in età moderna.

Nell'Ottocento, e soprattutto dopo l'apertura della linea ferroviaria del Gottardo nel 1882, imprenditori e capitali svizzeri ebbero un ruolo importante nello sviluppo dell'economia italiana, in particolare nel settore tessile e in quello finanziario.

La ripresa negli anni Venti

Gli investimenti svizzeri in Italia subirono una battuta d'arresto durante la Prima guerra mondiale, ma conobbero una ripresa negli anni Venti. Contemporaneamente tornò a crescere anche la colonia svizzera. Nel 1928, gli immatricolati nei consolati svizzeri in Italia erano oltre 17'000.

Il consolidarsi nel dopoguerra dei legami economici tra Svizzera e Italia non fu ostacolato dall'avvento del fascismo. "I capitali svizzeri sono sempre i benvenuti in Italia", scriveva il ministro svizzero a Roma Georges Wagnière nel 1922.

Nel corso degli anni Venti, numerose importanti imprese svizzere, come Nestlé, Wander, Sandoz, Geigy, Hoffmann La Roche, aprirono filiali a Milano, ormai capitale della presenza svizzera in Italia.

I rapporti economici e finanziari fra i due paesi furono confermati, nonostante la difficile parentesi della crisi economica, dal trasferimento della Camera di commercio svizzera - ormai sovvenzionata direttamente dal Consiglio federale - a Milano nel 1931 e dal primo accordo di clearing nel 1935.

L'influsso del fascismo

La riorganizzazione in senso totalitario della società italiana da parte del fascismo non mancò però di causare qualche difficoltà alla colonia elvetica.

Particolarmente delicato si rivelò per esempio l'inquadramento nell'organizzazione giovanile fascista Balilla degli allievi italiani nelle scuole svizzere. La Svizzera se la cavò con un compromesso, che permetteva l'attività dei Balilla, purché non interferisse sul programma scolastico.

Ancora più problematica fu la spaccatura in seno alla colonia svizzera a Milano causata dalla creazione nel 1934 dell'organizzazione dei "fasci svizzeri".

Sorta da animosità personali, oltre che dal fascino esercitato dall'ideologia fascista, la spaccatura indusse la Confederazione a trasformare il consolato di Milano in un consolato generale guidato da un diplomatico di professione. I "fasci svizzeri" si sciolsero tuttavia solo nel 1939.

Le leggi razziali e la guerra

Le misure pre-belliche del governo fascista e il secondo conflitto mondiale comportarono problemi nuovi per la colonia svizzera in Italia e per la diplomazia svizzera.

Oltre a gestire il rimpatrio di molti svizzeri, la Confederazione fu chiamata a sostenere gli interessi di alcune particolari categorie di concittadini. E lo fece con un certo successo.

Così, nonostante il decreto di espulsione dall'Italia degli ebrei stranieri nel quadro delle leggi razziali fasciste del 1938, gli ebrei svizzeri poterono continuare a risiedere nella Penisola.

Analogamente, la diplomazia elvetica riuscì ad evitare l'espulsione di molti concittadini dall'Alto Adige nel giugno 1939.

In generale, come rileva nel 1942 l'incaricato d'affari elvetico a Roma Louis Micheli, "l'Italia resta uno dei paesi in cui le nostre colonie sono state trattate meglio durante la guerra".

La situazione bellica dopo l'autunno del 1943, con una parte dell'Italia occupata dalle truppe alleate e un'altra occupata dai tedeschi, rese tuttavia difficili i contatti tra la legazione a Roma e i consolati sparsi nella Penisola.

Particolarmente delicata era poi la questione dei rapporti con Repubblica di Salò, ufficialmente non riconosciuta dalla Svizzera.

La diplomazia svizzera, rappresentata del delegato commerciale Max Troendle, seppe comunque opporsi generalmente con efficacia alle requisizioni di beni svizzeri e a garantire nel limite del possibile la rappresentanza degli interessi dei propri cittadini.

swissinfo, Andrea Tognina

Il saggio di Mauro Cerruti, "Les Suisses d'Italie à l'époque du fascisme", è pubblicato nel numero monografico della rivista dell'Archivio federale svizzero "Studi e Fonti" dedicato agli svizzeri dell'estero nel XX secolo. La rivista può essere acquistata nelle librerie o ordinata presso l'Archivio federale.


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