Terrorismo: lodi americane per la Svizzera

Chiudere il rubinetto dei finanziamenti al terrorismo: la missione di Juan Carlos Zarate. US Treasury Department

Al Qaida potrebbe colpire di nuovo gli Stati uniti: il giorno dopo quest’annuncio, un alto funzionario del Tesoro americano loda gli sforzi elvetici nella lotta al finanziamento del terrorismo.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 maggio 2004 - 20:54

A colloquio con swissinfo, Juan Carlos Zarate afferma che il segreto bancario non è d’ostacolo alle indagini.

In visita a Berna, Zarate si è intrattenuto con Valentin Roschacher, il procuratore generale svizzero, e con dei funzionari del Dipartimento delle finanze e della Commissione federale delle Banche.

Zarate, alto funzionario del Dipartimento del Tesoro americano, coordina gli sforzi di Washington per la lotta al finanziamento del terrorismo e ai crimini finanziari. Nel corso degli ultimi anni ha reso visita più volte alla Svizzera.

swissinfo: Quale tipo di cooperazione hanno ricevuto gli USA dalla Svizzera per lottare contro i crimini finanziari?

Juan Carlos Zarate: Il rapporto di lavoro e di collaborazione con il governo svizzero è davvero molto buono.

La Svizzera è un centro finanziario chiave. Ha la capacità d’influenzare i flussi di capitale e il comportamento delle altre piazze finanziarie mondiali.

La cooperazione è arrivata al punto che oggi a Berna ci sono dei nostri funzionari. In determinati casi lavorano gomito a gomito con la procura della Confederazione.

swissinfo: Cos’altro potrebbe fare la Svizzera per impedire dei flussi di denaro in direzione dei terroristi?

J.C.Z.: Continuare a fare quello che già fa, ma in modo ancora più intenso. È importante mantenere alto il grado di diligenza delle autorità governative e del settore privato, così da impedire che le banche svizzere vengano usate come deposito o come intermediario per i soldi dei terroristi.

Ci piacerebbe inoltre che la procura continuasse a svolgere delle indagini a tappeto e che cooperasse con le nostre agenzie.

swissinfo: In che modo il segreto bancario svizzero ostacola la localizzazione dei fondi destinati ai terroristi?

J.C.Z.: Il segreto bancario per noi non è stato un ostacolo. Se c’è il sospetto di un collegamento col terrorismo, il governo elvetico, ma anche il settore privato, sono più che disposti a portare alla luce i flussi di denaro.

L’ufficio del procuratore ha fatto davvero un buon lavoro quando si trattava di accedere ad informazioni rilevanti per le sue e per le nostre indagini.

swissinfo: I trasferimenti di denaro sono un affare da molti miliardi di dollari. Lei crede che i terroristi possano utilizzare questa via per far circolare il loro denaro?

J.C.Z.: Abbiamo lavorato molto per avere, noi e i nostri partner, un sistema efficace atto a regolare e a creare trasparenza nel settore dei trasferimenti di denaro.

Ciò di cui c’è bisogno, in Svizzera e altrove, è una maggiore trasparenza e rigorosità in questo settore. Ma è necessario anche rafforzare le leggi, per mirare meglio a chi è coinvolto in transazioni rischiose o in attività sospette.

swissinfo: Gli ultimi avvertimenti su possibili attacchi agli USA non dimostrano che Washington e la comunità internazionale hanno fallito nell’intento di bloccare i finanziamenti ai terroristi?

J.C.Z.: Siamo di fronte ad una sfida immane. La lotta al terrorismo e al suo finanziamento andrà avanti per anni. Non è una cosa che si può risolvere in uno o due anni e non abbiamo motivo per cantare vittoria.

Quello che abbiamo fatto – in gran parte grazie alla cooperazione di paesi come la Svizzera – è stato d’impedire ad Al Qaida di espandersi. Crediamo che per i terroristi diventi sempre più difficile raccogliere del denaro e farlo circolare per il mondo. Quanti meno soldi sono a loro disposizione, tanto più difficile sarà reclutare ed allenare della gente per le loro attività future.

Uno dei nostri obiettivi è quello di smantellare le reti di terroristi che identifichiamo. L’arresto, qui in Svizzera, di otto persone coinvolte nell’attentato di Riad dello scorso maggio è un buon esempio di questa strategia. Questo tipo di arresti e il congelamento di conti, continuano ad essere tra gli elementi centrali della nostra campagna.

swissinfo: La Svizzera ha sempre sostenuto che la lotta contro il terrorismo non può essere fatta calpestando i diritti umani e le leggi internazionali. È d’accordo?

J.C.Z.: Non credo che il rispetto dei diritti umani sia in conflitto con la guerra al terrorismo. Dobbiamo considerare la legge come parte integrante della campagna contro il terrore e difenderla. È il rispetto dei diritti umani che ci differenzia dai terroristi.

Il governo svizzero ha fatto un buon lavoro: ha rispettato i principi che ritiene importanti. Nel contempo ha continuato a mettere a disposizione degli altri le informazioni in suo possesso e ad intraprendere delle azioni per smantellare la rete di sostegno al terrorismo.

Intervista swissinfo: Ramsey Zarifeh
(Adattamento dall’inglese: Doris Lucini)

In breve

Juan Carlos Zarate è un alto funzionario del Tesoro americano. È attivo nel dipartimento che si occupa del finanziamento al terrorismo, di riciclaggio di denaro sporco e di crimini finanziari.

A Berna, Zarate ha incontrato Valentin Roschacher, il procuratore della Confederazione. Ha parlato anche con dei responsabili del Dipartimento delle finanze e della Commissione federale delle banche.

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