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Toni bassi, cambia la strategia per la grazia di Roggero

Keystone-SDA

Nessun tono di sfida, niente iperboli. Per Mario Roggero il registro è cambiato, più cauto e di attesa.

(Keystone-ATS) Del resto, per la grazia l’istruttoria dovrà riportare l’andamento del percorso carcerario e il gioielliere italiano, condannato in via definitiva mercoledì dalla Cassazione a 14 anni e 9 mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo, in cella è entrato l’altro ieri sera.

Dovranno esserci valutazioni di chi lo segue da vicino, dalla sorveglianza a chi sarà con lui durante le attività, agli psicologi e a vario personale che incontrerà nella sua detenzione. Questi report dettagliati andranno raccolti dagli uffici del ministero, poi inviati al procuratore generale della Corte d’appello di Torino, Lucia Musti, per avere un parere non vincolante. La decisione poi sarà del Colle.

L’istanza invece per il differimento dell’esecuzione della pena e la richiesta di sospensione urgente, presentate dai legali di Roggero al Tribunale di sorveglianza contestualmente alla richiesta di grazia della moglie, Mariangela Sandrone, si poggiano proprio su quest’ultima. L’accoglimento, che è discrezionale e che valuta anche la tipologia del reato e il rischio di commissione di altri delitti, non può comunque concedere un tempo di sospensione superiore ai sei mesi.

L’istanza di grazia della donna è arrivata negli uffici della Procura di Torino, del ministero della Giustizia e del Quirinale. Dopo l’accelerata iniziale, che ha portato il presidente Sergio Mattarella a richiamare il ministro Nordio, anche il governo sembra aver tirato un colpo di freno all’iter, che potrebbe seguire le tempistiche normali e non avviarsi prima del deposito delle motivazioni della condanna, che avverrà entro tre mesi. In un’intervista alla Stampa Sandrone ha tenuto a sottolineare di essersi rivolta al presidente della Repubblica “come moglie e come madre, con il massimo rispetto per il suo ruolo di capo dello Stato. Gli chiedo soltanto di guardare oltre le carte processuali, di considerare l’età di Mario, i traumi che ha subito e il fatto che non è un pericolo per la società. Gli chiedo un atto di clemenza e di umanità per permettere a un uomo anziano di trascorrere gli ultimi anni della sua vita insieme alla sua famiglia”.

Anche il legale di Roggero, Stefano Marcolini, ha chiarito che la grazia non è una questione con cui la fretta possa andare a braccetto. “Dobbiamo sapere che i tempi non sono brevi, credo, per un’istruttoria presidenziale. La domanda di grazia è una prospettiva interessante, ma è di medio termine”.

Dalla famiglia arrivano poi precisazioni sull’episodio del 2005, che emerge dalla sentenza della Corte d’Assise di Asti, così come viene richiamato dalla Corte d’appello di Torino. Si trattò di una lite con il fidanzato di una delle figlie, durante la quale Roggero estrasse una pistola e minacciò anche i genitori del giovane, per cui patteggiò nel 2007. I familiari chiariscono che, il negoziante non fu “autore di una spedizione punitiva mai avvenuta”, “si trattò invece di istinto di protezione paterna”. E quell’episodio “non ha il minimo collegamento con i fatti oggetto della condanna di oggi”.

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