Tre imprese svizzere sulla lista nera negli USA

Il gendarme della borsa di Wall Street vuole seguire i principi della politica estera americana (Securities and Exchange Commission)

Credit Suisse, ABB e Syngenta sono finite nel mirino della Securities and Exchange Commission (SEC), l'autorità americana di sorveglianza dei mercati.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 luglio 2007 - 18:21

Accusate di svolgere attività in paesi che minacciano l'ordine mondiale, le tre aziende elvetiche sono state poste sulla lista nera della SEC.

Dal mese di giugno, Credit Suisse, ABB e Syngenta sono state inserite nella lista nera della SEC, pubblicata anche su internet. Assieme alle tre imprese svizzere figurano diverse altre importanti multinazionali, tra cui Unilever, Nokia, Siemens, Deutsche Bank e Shell.

Secondo l'autorità di sorveglianza americana dei mercati – che normalmente si occupa di operazioni insider, falsificazioni di bilanci e altri delitti finanziari – queste aziende intratterrebbero relazioni economiche con Cuba, Iran, Corea del Nord, Sudan o Siria.

Questi paesi, definiti "Stati canaglia" dall'amministrazione americana, violerebbero le regole del sistema internazionale e minaccerebbero la sicurezza dei paesi democratici. Contro di loro, Washington ha imposto da anni sanzioni di carattere economico, tecnologico o militare.

Nessun dettaglio

Il "gendarme" della borsa di Wall Street giustifica questa pubblica denuncia con la volontà di tenere gli azionisti informati sulle attività delle aziende in cui investono i loro soldi.

"Gli investitori devono poter avere la certezza che il loro investimenti o i loro fondi per la pensione non siano stati impiegati indirettamente per aiutare il terrorismo o governi responsabili di genocidio", afferma il presidente della SEC Christopher Cox in un comunicato pubblicato la settimana scorsa.

A tale scopo, l'autorità di sorveglianza americana ha spulciato attentamente i rapporti annuali delle imprese messe alla berlina. La lista della SEC non offre tuttavia informazioni sui rimproveri mossi alle aziende inserite nella lista nera, né sul tipo di attività che svolgerebbero negli "Stati canaglia".

Reazioni di sorpresa

I tre gruppi svizzeri finiti nel mirino della SEC non nascondono la loro sorpresa.

Il portavoce di Syngenta, Medard Schoenmaeckers, si dice deluso per il fatto che l'autorità di sorveglianza americana abbia messo sulla lista una società che informa in modo trasparente sulle proprie attività.

"Abbiamo discusso con la SEC delle nostre attività nei paesi in questione e abbiamo fornito informazioni precise sul tipo di relazioni che intratteniamo con loro", ha dichiarato il portavoce del gruppo basilese al giornale domenicale NZZ am Sonntag.

Da parte sua, il portavoce del Credit Suisse Georg Söntgerath, non intende rilasciare commenti, ma rileva che il gruppo bancario si è ritirato già nel 2005 da Stati "sensibili", come l'Iran e Cuba.

Infine ABB spiega che l'azienda figura sulla lista nera per le attività svolte in Iran, un paese che non è oggetto di sanzioni internazionali. Secondo il portavoce Wolfram Eberhardt, solo l'1% del fatturato dell'azienda elvetico-svedese viene conseguito in questo paese. ABB intende comunque rivalutare il proprio impegno in Iran.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Dopo la Germania, gli Stati uniti sono il secondo paese importatore di beni e servizi svizzeri.
Nel 2006, le esportazioni elvetiche verso gli USA hanno raggiunto 20,4 miliardi di franchi, con un aumento del 17% rispetto al 2005.
La Svizzera rappresenta invece il 15esimo paese importatore di prodotti americani.
L'anno scorso le esportazioni americane in Svizzera hanno superato 10,9 miliardi di franchi, con una crescita del 31,5%.
Gli Stati uniti assorbono inoltre oltre un quinto degli investimenti esteri delle aziende svizzere.

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Stati canaglia

Coniato ai tempi di Reagan, il concetto di "Stati canaglia" vuole indicare, secondo l'amministrazione americana, i paesi che violano le regole del diritto internazionale.

Il loro obbiettivo sarebbe di distruggere l'ordine internazionale e di mettere in pericolo i valori della comunità democratica, ad esempio sostenendo il terrorismo o sviluppando programmi di armamento non convenzionale.

Inizialmente la lista di questi Stati comprendeva Iraq, Corea del Nord, Cuba, Iran, Siria, Libia e Sudan. Attualmente vi figurano Cuba, Corea del nord, Sudan, Iran e Siria.

Le autorità americane cercano di far pressione su questi paesi, imponendo sanzioni in campo economico, tecnologico o militare. Le sanzioni possono colpire anche paesi o aziende che collaborano con gli "Stati canaglia".

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