Turchia nell'Unione europea? Svizzera prudente

Keystone

Reazione prudente di Micheline Calmy-Rey, ministra degli affari esteri, alla notizia che l'Unione europea aprirà i negoziati d'adesione con la Turchia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 18 dicembre 2004 - 12:01

Prima di esprimere un giudizio definitivo, il governo vuole aspettare l'esito delle trattative. Contrastanti le opinioni dei partiti

I partiti politici svizzeri hanno opinioni contrastanti su un'eventuale adesione della Turchia all'Unione Europea (UE).

La consigliera federale e ministra degli esteri Micheline Calmy-Rey ha spiegato che il giudizio di Berna dipenderà molto dai risultati dei negoziati.

Opportunità e timori

L'entrata nell'UE della Turchia ridurrebbe le relazioni bilaterali tra Berna e Ankara, ma nel contempo offrirebbe un grande mercato per l'economia elvetica.

Stando alle dichiarazioni della ministra degli esteri, la Confederazione cercherà comunque di salvaguardare i vari accordi bilaterali e i partenariati con Ankara.

I trattati bilaterali I e II con l'UE così come l'accordo di libero scambio del 1972 vedrebbero estesa l'area di applicazione. Quanto all'attuazione della libera circolazione delle persone con la Turchia, «essa dipenderà largamente dai negoziati con la Commissione Europea».

Si tratta di patteggiare un periodo transitorio o anche di una deroga permanente, ha sottolineato Micheline Calmy-Rey. «Se la Turchia dovesse entrare a far parte dell'UE, è chiaro che Berna insisterebbe perché la libera circolazione si realizzi passo dopo passo e in maniera controllata», ha aggiunto.

Verso dei valori comuni

Secondo la ministra degli esteri svizzera, gli sforzi per adeguarsi ai criteri d'adesione all'UE mostrano la volontà di Ankara di condividere i valori comuni.

Un segno che le credenze religiose del mondo musulmano sono compatibili con i valori europei di democrazia e di uno Stato laico.

Inoltre – ha affermato Micheline Calmy-Rey – un'adesione della Turchia all'Ue potrebbe contribuire a stabilizzare il Medio Oriente e rafforzerebbe l'Europa come «potenza», non solo in termini geostrategici ma anche di popolazione e di Prodotto interno lordo.

Fiduciosi socialisti e verdi, timorosa l'Unione democratica di centro

Il Partito Socialista (PS) ha accolto favorevolmente l'apertura delle trattative per un'eventuale adesione della Turchia all'UE. Si rammarica però del fatto che la Svizzera, non facendo parte dell'UE, non potrà partecipare alle trattative.

Di opinione analoga anche i Verdi. Inoltre, per il segretario generale Hubert Zurkinden la decisione odierna è «un buon segnale per la popolazione musulmana in Europa».

Secondo la vicepresidente del Partito liberale radicale (PLR) Marianne Kleiner, la situazione dovrebbe essere «accettabile» per la Svizzera dal momento che in futuro tutti i paesi dell'UE dovranno approvare l'adesione della Turchia.

Al contrario, l'Unione Democratica di Centro (UDC) vede invece arrivare da tale adesione tutta una serie di difficoltà per quanto riguarda le differenze culturali, ma soprattutto per l'applicazione degli accordi di giustizia e polizia di Schengen e Dublino. L'entrata di Ankara nell'UE – nota il segretario generale Gregor Rutz – «estenderebbe le frontiere esterne dello spazio di Schengen ai confini dell'Iraq e dell'Iran».

Diritti umani

La presidente del Partito Popolare Democratico (PPD), Doris Leuthand, pensa che la Turchia prima di pretendere di aderire all'Unione Europea debba ancora progredire come Stato di diritto. Essa ha espresso scetticismo soprattutto per le violazioni dei diritti umani e per la situazione delle donne.

Per il PS, invece, il passo intrapreso, dovrebbe contribuire a migliorare la situazione dei diritti umani in Turchia. Riguardo alla libera circolazione delle persone, i socialisti ritengono che in Svizzera vadano prese delle misure di accompagnamento.

In fine, per il Centro curdo ginevrino dei diritti umani la decisione odierna «dovrebbe aiutare la Turchia a democratizzarsi e a trovare una soluzione al problema curdo».

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

In Svizzera vivono più di 80'000 cittadini turchi
9000 persone hanno la doppia nazionalità turca e elvetica
Nel 2003, la Svizzera ha investito in Turchia più di un miliardo di franchi (6. paese investitore)
Nel 2003, la Svizzera ha esportato verso la Turchia merce per 1,6 miliardi di franchi (7. paese esportatore)

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In breve

Il 17 dicembre a Bruxelles, i 25 paesi membri dell'Unione europea hanno deciso di aprire i negoziati d'adesione della Turchia il 3 ottobre 2005.

I negoziati potrebbero durare più di dieci anni. In caso di adesione, la Turchia diventerebbe il paese più popolato dell'UE (70 milioni di abitanti oggi, 86 milioni nel 2020)

Svizzera e Turchia regolano i loro rapporti tramite trattati bilaterali. La ministra degli esteri intende recarsi in Turchia in marzo. Anche il capo del Dipartimento federale dell'economia prevede una visita ad Ankara.

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