Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Tutto a posto a valle delle dighe?

Rilascio d'acqua dalla diga di Val di Lei (www.swissdamms.ch)

In Svizzera ci sono oltre 200 bacini artificiali per la produzione idroelettrica.

L'importantissima fonte di energia pulita è inserita in un delicato ecosistema, sotto costante osservazione.

La grande ricchezza d'acqua del territorio svizzero si traduce anche in ricchezza di energia elettrica. Oltre mezzo migliaio di centrali idroelettriche producono quasi il 60 percento dell'elettricità consumata nel paese.

Per pulita e rinnovabile che sia, la produzione idroelettrica pone lo stesso alcuni problemi di carattere ambientale, specialmente a valle degli sbarramenti, che interrompono il deflusso naturale dell'acqua. Ma sono problemi oramai «sotto controllo».

Deflussi minimi vitali

«Si tratta soprattutto di gestire bene egli ecosistemi acquatici a valle degli sbarramenti artificiali» afferma il professor Paolo Burlando, del politecnico federale di Zurigo, «regolando il deflusso dei bacini artificiali».

«Quando si costruisce una diga», spiega l'idrologo, «si interrompe il ritmo del deflusso naturale», normalmente determinato dallo scioglimento delle nevi e dai periodi di forti precipitazioni. «E con questa interruzione viene alterato l'ecosistema acquatico a valle dello sbarramento.»

Per questo, bisogna intervenire con dei rilasci artificiali, in modo costante costante sull'arco dell'anno o su base stagionale, a seconda delle zone del paese.

In ogni modo, la situazione è sotto costante osservazione. E le misure applicate in Svizzera, conferma lo studioso di idrologia, «consentono il rilascio di una portata cosiddetta minima vitale, che permette di minimizzare il rischio di danni permanenti a valle delle dighe».

Studi sul lungo periodo

Nonostante la situazione sia sotto controllo, in Svizzera si stanno tuttavia effettuando degli studi, per chiarire gli eventuali problemi che questa pratica del deflusso minimo vitale potrebbe provocare a lunga scadenza.

In particolare, si cerca di appurare se questi rilasci controllati influiscano sul depauperamento della flora e della fauna. O se il mancato deflusso di sedimenti, che vengono trattenuti dalle dighe, possa provocare fenomeni di erosione.

«Ma sono problemi relativamente localizzati», specifica il professor Burlando, «dato che in Svizzera la quasi totalità dei fiumi sono in un qualche modo canalizzati». E i tracciati geometrici, rettilinei, entro argini artificiali in pietra o calcestruzzo resistenti all'erosione, sono un fattore che limita decisamente i problemi di instabilità.

swissinfo, Fabio Mariani


Link

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

×