USA: scongiurata paralisi, ok di misura Camera a bilancio
(Keystone-ATS) Gli Stati Uniti evitano lo shutdown. A poche ore dalla scadenza e al termine di una giornata convulsa, la Camera approva di misura, con 219 voti a favore e 206 contrari, il compromesso per finanziare il governo fino al settembre 2015. Un voto difficile, rimandato per cercare i consensi necessari e dal quale i democratici e i repubblicani escono divisi. Il testo è stato approvato dalla camera a maggioranza repubblicana con 162 voti di destra e 57 voti democratici. A votare contro sono stati 67 repubblicani e 139 democratici.
L’intesa da 1.100 miliardi di dollari non piace infatti né a un’ala né a un’altra del Congresso, costringendo anche il presidente americano, Barack Obama, a scendere in campo per convincere i suoi a votarlo. La parola ora passa al Senato, dove il testo dovrebbe passare, ma anche in questo caso dovrebbe trattarsi di una vittoria di misura. Obama firmerà il testo nonostante le sue riserve: molte delle misure “non mi piacciono”, ma è un “compromesso” che “ci aiuterà a realizzare progressi economici”.
I democratici lo criticano perché allenta la riforma di Wall Street, offrendo garanzie federali allo scambio dei derivati delle banche. Proprio le istituzioni finanziarie avrebbero esercitato forti pressioni: il testo – secondo indiscrezioni – rispecchierebbe nel linguaggio usato quello presentato da Citigroup negli anni scorsi. L’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon, sarebbe intervenuto di persona, facendo sentire il suo peso.
Dimon, che vanta un rapporto stretto con Obama, è stato in pole position per l’incarico di segretario al Tesoro prima di essere travolto dallo scandalo della ‘balena di Londra’, il trader che ha accumulato posizioni talmente importanti sul mercato dei derivati da influenzarne l’andamento. Scommesse che sono costate a JPMorgan perdite per 6,2 miliardi di dollari.
Le garanzie pubbliche sui derivati, contenute nel compromesso, sono ritenute dai democratici un ‘tradimento’ nei confronti degli americani, con i contribuenti che vengono messi di nuovo a rischio per le scommesse delle banche. La Casa Bianca rassicura: gli americani non pagheranno altri salvataggi. Ma l’affondo della senatrice democratica, Elizabeth Warren, la paladina dei consumatori considerata l’anti Hillary Clinton nella possibile corsa del 2016, raccoglie consensi da più parti.
E ‘incrina’ l’asse Obama-Nancy Pelosi, la leader della minoranza alla Camera alla quale il presidente deve in gran parte l’approvazione dell’Obamacare. Pelosi non ha infatti risparmiato critiche, unendosi a Warren e alla sua strana alleanza con i Tea party. L’intesa non piace infatti ai repubblicani più conservatori, che la ritengono uno spreco di soldi.