Venezuela, per la Nasa quasi 59.000 edifici danneggiati o distrutti
La Nasa stima che almeno 58.870 edifici siano stati danneggiati o distrutti dal doppio terremoto che la scorsa settimana ha colpito il Venezuela.
(Keystone-ATS) La stima preliminare è basata sull’integrazione di dati propri con le immagini radar del satellite Sentinel-1 del programma Copernicus dell’Agenzia spaziale europea (Esa), che la stessa agenzia statunitense definisce un prodotto sperimentale non ancora validato attraverso verifiche sul terreno.
Il Sistema di coordinamento della risposta ai disastri della Nasa è stato attivato per fornire mappe e dati a supporto delle operazioni di emergenza. Le analisi confrontano le immagini raccolte dopo il sisma con quelle dell’anno precedente. Anche l’Esa utilizza i dati di Sentinel-1 per monitorare la deformazione del terreno nell’area colpita, che si estende da Caracas a Puerto Cabello. Il doppio sisma è stato caratterizzato da una prima scossa di magnitudo 7,2, seguita dal terremoto principale di magnitudo 7,5.
Allarme Nazioni Unite
Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo stima che i terremoti abbiano generato circa 1,2 milioni di tonnellate di macerie nello Stato costiero di La Guaira. Secondo il rapporto tecnico, la gestione tempestiva e la rimozione di questi sedimenti rappresentano il primo passo fondamentale per riaprire le strade e riattivare l’economia locale. Per calcolare il volume dei detriti, l’organismo ha utilizzato uno strumento tecnologico avanzato che elabora i dati in modo automatizzato, combinando immagini satellitari e intelligenza artificiale.
Dall’ammontare complessivo, circa 915.000 tonnellate corrispondono ai resti degli edifici crollati o danneggiati dalle scosse di magnitudo 7,2 e 7,5, mentre 332.000 tonnellate derivano dalla distruzione di oggetti domestici e arredo urbano nelle aree di Catia La Mar, Caraballeda e Urimare.
Il rappresentante residente in Venezuela, Luis Francisco Thais, ha sottolineato che “la riabilitazione delle infrastrutture è essenziale per migliorare le condizioni di vita, rafforzare la coesione sociale e riattivare le economie locali”. L’operazione punta a “trasformare dati satellitari in informazioni utili per la presa di decisioni” al fine di riaprire le strutture pubbliche, impiegando i residenti in programmi di lavoro temporaneo.