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Adozione e abusi, un binomio che la Convenzione dell’Aja tenta di limitare

Dei circa 700 bambini provenienti da paesi terzi e adottati in Svizzera, la maggioranza proviene dall'Asia e dall'America Latina Keystone

Gli abusi nel campo dell'adozione occupano regolarmente la cronaca nera: neonati strappati alle madri, traffico di bambini, cifre esorbitanti pagati a intermediari senza scrupoli. Per cercare di prevenire situazioni drammatiche esiste dal 1993 la Convenzione internazionale dell'Aja sull'adozione. La discussione in parlamento sulla sua ratifica si protrae ormai da due anni.

La Convenzione dell’Aja riguarda la protezione dei bambini e la cooperazione in materia di adozioni internazionali. Durante gli ultimi decenni, l’adozione di bambini provenienti dal Terzo Mondo è aumentata in modo spettacolare. Oggi, i piccoli provenienti dall’Asia e dall’America latina costituiscono la maggioranza dei circa 700 minori adottati in Svizzera provenienti da paesi terzi.

L’adozione internazionale presenta problemi specifici, dal momento che i genitori adottivi che accolgono un piccolo proveniente da un altro ambiente socio-culturale sono confrontati con una delicata sfida: gli antecedenti dei minori adottati sono spesso poco o per niente noti ai genitori adottivi e le origini culturali molto diverse. Si tratta di un settore in cui il pericolo di abusi è molto elevato.

La Convenzione dell’Aja tenta dunque di limitare questo rischio, tramite un sistema di cooperazione tra gli Stati d’accoglienza e quelli d’origine dei minori. Le condizioni minime poste dalla convenzione e il loro rispetto da parte degli Stati firmatari dovrebbero consentire di migliorare lo statuto giuridico dei figli adottivi.

Il disaccordo fra le due Camere su alcuni aspetti della legge che accompagna la convenzione concerne la suddivisione delle competenze fra Confederazione e cantoni per la sorveglianza e le autorizzazioni relative agli intermediari nel campo delle adozioni. Si tratta della terza volta che la Camera alta, favorevole all’attribuzione di queste competenze ai cantoni, si oppone alla soluzione della Camera bassa, che propende invece per una centralizzazione. Il dibattito di mercoledì in Consiglio nazionale non ha consentito di andare avanti e la divergenza resta.

Per la ministra di giustizia e polizia Ruth Metzler, responsabile del dossier e favorevole a una centralizzazione presso la Confederazione, le divergenze toccano in realtà una questione amministrativa che non ha una portata politica particolarmente cruciale. Queste divergenze dovrebbero potere essere eliminate prossimamente in occasione di una conferenza di conciliazione fra le due Camere e permettere finalmente alla Svizzera di ratificare questa importante convenzione.

Mariano Masserini, Lugano

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