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Aliesch: “chiedo scusa per i regali, ma non sono corrotto”

"Ho peccato di ingenuità nella scelta degli amici", dice Peter Aliesch. Keystone

Il consigliere di stato grigionese Peter Aliesch si è scusato ufficialmente martedì per aver accettato regali dal faccendiere greco Panagiotis A. Papadakis. Nella sua prima conferenza stampa dallo scoppio del caso, il capo del Dipartimento di giustizia, polizia e sanità ha però allo stesso tempo respinto una volta ancora l'accusa di essersi lasciato corrompere per garantire all'amico permessi di soggiorno e di lavoro.

Davanti ai giornalisti convocati a Coira, Aliesch ha letto una dichiarazione già fatta pervenire lunedì alla commissione di giustizia del Gran Consiglio, in cui ripete ciò che ha più volte detto a voce: lui stesso vuole che il parlamento gli tolga l’immunità. A suo avviso infatti solo nell’ambito di un procedimento penale avrà la possibilità di difendersi.

Ingenuità nella scelta degli amici

Aliesch ha detto di essere stato legato a Papadakis da un’amicizia personale che non ha avuto alcun influsso sul suo lavoro di consigliere di stato. «Retrospettivamente mi devo sicuramente rimproverare una certa ingenuità nella scelta delle mie conoscenze; lo deploro esplicitamente», ha affermato il responsabile della giustizia grigionese.

L’accusa di corruzione passiva – ipotesi di reato che sta valutando la terza procura distrettuale di Zurigo – è però tanto ingiusta quanto falsa. In nessun momento – ha detto Aliesch – ho favorito in modo giuridicamente o politicamente rilevante Papadakis. Il fatto che la presunzione di innocenza sia stata ribaltata nel suo contrario ha rappresentato una delle esperienze che più lo hanno segnato. Ancora peggiori sono state le calunnie rivolte a persone a lui vicine, ha detto.

“Ho sottovalutato la vicenda”

Aliesch ha ammesso che l’aver accettato l’invito a passare vacanze con Papadakis è stato un errore. «A questo proposito vorrei scusarmi», ha detto. Il «Kennedy delle Alpi» – soprannome affibbiatogli ai tempi d’oro – ha pure riconosciuto di aver sottovalutato sia l’interesse mediatico per la vicenda, sia la necessità di essere in Svizzera per far fronte alla situazione. Aliesch deplora le conseguenze nate da questo errore di valutazione. Il politico radicale era stato duramente criticato, anche dal suo stesso partito, per non aver interrotto le vacanze in Toscana dopo lo scoppio dello scandalo, il 22 luglio, per opera del «SonntagsBlick».

Per quanto riguarda le critiche in dettaglio, Aliesch ha proceduto ad alcune puntualizzazioni. La conoscenza con Papadakis risale ad un cena del 15 novembre 1997. Era stato invitato in qualità di consigliere di stato ed aveva poi ringraziato, secondo l’uso comune, con una lettera scritta sulla carta intestata del capo dipartimento. Solo un po’ di tempo dopo ha conosciuto personalmente i coniugi Papadakis. Inoltre, secondo Aliesch, l’ultima volta che ha visto la coppia è stato al capodanno 1999/2000. Non è quindi vero che lui e la sua attuale moglie hanno passato l’anno scorso le vacanze estive in Grecia su invito dei Papadakis.

Versamenti per le campagne elettorali

Per quanto riguarda i sospetti di finanziamenti occulti, secondo Aliesch non si può parlare di un sostegno determinante alle campagne elettorali da parte della Grischaviation, società con sede a Malans (GR) nel cui consiglio d’amministrazione siede anche Papadakis. L’impresa ha solo contribuito in due occasioni con 5000 franchi, nelle elezioni 1994 e 1998. Non vi sono stati altri versamenti diretti o indiretti di Papadakis. Aliesch afferma di non aver mai ricevuto a livello personale denaro dall’uomo d’affari greco.

«Sunnyboy» – questo un altro dei nomignoli appioppatigli durante la sua carriera – rimane comunque intenzionato a portare a termine la legislatura. Ha però anche detto che nel caso venisse incriminato metterà a disposizione il suo mandato. Con ogni probabilità il 7 settembre prossimo sarà indetta una sessione straordinaria per togliere l’immunità ad Aliesch.

La stampa: «politicamente morto»

Nonostante lunedì la sezione grigionese del PLR abbia mantenuto il sostegno – seppur tiepido – al suo consigliere di stato, la stampa confederata si interroga ugualmente sul reale margine di manovra di un Aliesch sempre più alle strette. Secondo la «Neue Zürcher Zeitung» ad esempio è difficile capire come il capo della giustizia grigionese possa garantire in modo credibile la sicurezza del Forum economico di Davos in programma il prossimo gennaio. Anche per il «Bund» Aliesch è ormai politicamente morto: in Svizzera esponenti politici hanno dovuto rassegnare le dimissioni per molto meno, afferma il commentatore del quotidiano bernese.

swissinfo e agenzie

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