Amore “negato” in Svizzera alle coppie omosessuali binazionali
Con lo slogan "Amore senza frontiere" gli omosessuali esigono che siano legalmente riconosciute le coppie in cui uno dei due partner è svizzero e l'altro straniero. Chiedono una soluzione presto.
In una conferenza stampa a Berna delle associazioni gay, si è chiesto che queste coppie omosessuali possano risiedere assieme in Svizzera fin quando non ci sarà una base legale.
In sostanza gli omosessuali rivendicano gli stessi diritti delle coppie eterosessuali sposate per quanto concerne la concessione delle autorizzazioni di soggiorno. In attesa del permesso, il partner straniero dovrebbe poter risiedere nella Confederazione.
Per poter rimanere a fianco del proprio compagno, il partner è costretto alla clandestinità o a contrarre un matrimonio in bianco, ha detto Gioia Hofmann, copresidente di Gay Pride/CSD Zurich.
Vie legali sono l’acquisizione di un contratto di lavoro -difficilmente ottenibile per un cittadino straniero – o persino la domanda d’asilo. Una soluzione è costituita dal permesso concesso a titolo “di estremo rigore”.
Questa specie di “permesso umanitario” è dato solo alle coppie in grado di provare che la relazione perdura e che il cittadino straniero non ha violato le leggi svizzere. “Ma ciò è impossibile perché il compagno non dispone di un permesso”, ha aggiunto.
Attualmente la Svizzera non dispone di una legge sul partenariato come la Danimarca o l’Olanda, che riconoscono alle coppie omosessuali uno statuto simile a quello del matrimonio.
Inoltre le pratiche cantonali sono estremamente diverse tra loro. La Commissione affari giuridici del Consiglio nazionale sta elaborando un disegno di legge sulla registrazione dell’unione di partenariato che però, secondo Marianne Schütz, segretaria generale dell’Organizzazione svizzera delle lesbiche (OSL), non sarà concretizzato se non a lungo termine.
Nel frattempo è indispensabile trovare una soluzione che sia conforme ai principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ha detto François Baur, presidente di Pink Cross (organizzazione mantello dei gay).
Tra le esigenze minime della Convenzione figurano il diritto alla vita privata e famigliare, che è violato quando due partner adulti e consenzienti sono obbligati a separarsi, ha aggiunto.
“Gli omosessuali sono i Romeo e Giulietta dei nostri tempi”, ha aggiunto la Hofmann, ed è incomprensibile che lo Stato impedisca delle relazioni d’amore.
In occasione della conferenza stampa è pure stato presentato il programma delle due Gay Pride di Zurigo e Berna che si terranno rispettivamente il 24 giugno e l’8 luglio prossimi. Entrambe le manifestazioni verteranno sul problema delle coppie binazionali.
swissinfo e agenzie
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