Ancora rinviata una decisione sulla depenalizzazione dell’aborto
Il Consiglio degli Stati ha rinviato in commissione la "soluzione dei termini" già approvata dal Nazionale, complice un'alleanza conservatrice tra i senatori dello schieramento borghese.
La controversa e annosa questione dell’aborto ha subîto dunque una nuova battuta d’arresto. Il Consiglio degli Stati ha deciso, per 25 voti a 18, di rinviare in commissione, per ulteriore approfondimento, la cosiddetta “soluzione dei termini”, che prevede di depenalizzare l’interruzione della gravidanza, se effettuata entro le 14 settimane successive all’ultimo ciclo mestruale, e se eseguita da un medico professionista.
Questa proposta, avanzata dalla deputata socialista Barbara Haering nel 1993, era stata approvata nell’ottobre del 1998 dal Consiglio nazionale, sbloccando così un dibattito che si trascina ormai da decenni, e contribuendo a superare una situazione giuridica superata e anche paradossale.
In base a disposizioni del Codice penale risalenti a mezzo secolo fa, in Svizzera la donna che interrompe la gravidanza rischia fino a 3 anni di prigione, fatto salvo il caso in cui la salute o la vita della madre si trovi in grave pericolo.
Tuttavia da anni la norma non viene più applicata e, ad eccezione di qualche cantone, la soluzione dei termini è una pratica ormai diffusa. Anche la commissione degli Stati si era detta d’accordo di risolvere la contraddizione tra applicazione della legge e realtà sociale e aveva adottato la soluzione del Nazionale con lievi emendamenti, in primis la messa a disposizione di centri di consultazione e l’obbligo per i medici di informare le donne sull’esistenza di questo servizio.
Per il resto, la commissione degli Stati riconosceva alla donna piena libertà e responsabilità nella difficile scelta. Una libertà troppo ampia agli occhi di molti senatori, in particolare quelli dell’area democristiana, che suggerivano una consultazione obbligatoria, soluzione gradita anche al governo.
La soluzione dei termini farebbe a pugni con il dovere etico dello Stato di difendere il diritto alla vita. Il problema dell’aborto e le circostanze che portano una possibile madre a compiere questo passo, non verrebbe risolto con la semplice depenalizzazione, ma dovrebbe essere affrontato nel suo complesso grazie anche a misure di politica sociale e fiscale per la famiglia.
Nessuna legge riuscirà in ogni caso ad obbligare una donna a portare a termine la gravidanza contro la propria volontà, hanno replicato i senatori progressisti per i quali rinviare ulteriormente una decisione su questo pur delicato tema equivale a sottrarsi alle proprie responsabilità di parlamentari.
Adducendo anche ragioni di procedura la maggioranza degli Stati, composta anche da rappresentanti UDC e da senatori PLR provenienti dalla tradizionalista Svizzera centrale, ha invece deciso di rimandare l’argomento nel quadro della discussione sull’iniziativa popolare depositata in novembre e che chiede il principio di punibilità dell’aborto.
Entro quest’autunno il Consiglio federale prenderà posizione sull’iniziativa e potrebbe elaborare un controprogetto che possa accontentare i due rami del Parlamento.
Luca Hoderas
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