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Arrestato a Ginevra per genocidio ex cappellano militare ruandese

In Ruanda, nella guerra civile scoppiata nel 1994, sono stati uccise tra le 500 mila ed un milione di persone Keystone Archive

La polizia ginevrina ha arrestato giovedì, su ordine dell'Ufficio federale di giustizia (UFG), un ex cappellano dell'esercito ruandese per genocidio e crimini contro l'umanità. L'uomo era domiciliato a Ginevra. Il Tribunale penale internazionale (TPI) per il Ruanda lo ritiene responsabile dell'uccisione di un numero non precisato di persone appartenenti alla minoranza tutsi.

Nel corso del genocidio del 1994, l’ecclesiastico ruandese avrebbe contribuito allo sterminio di questo gruppo etnico: secondo l’UFG avrebbe trasmesso ai militari ruandesi liste di nomi di tutsi, determinandone la persecuzione e la morte.

Il presunto criminale si trovava in Svizzera da «diversi anni» come rifugiato, ha precisato Martin Immerhauser, portavoce dell’Ufficio dell’uditore in capo dell’esercito svizzero. Nella nota dell’UFG non vengono precisati l’età e il nome dell’uomo. Secondo la radio romanda si tratta di un prete quarantaduenne.

L’UFG deve procedere al trasferimento del detenuto al TPI di Arusha (Tanzania), secondo il decreto federale del 21 dicembre 1995 concernente la cooperazione con i tribunali internazionali incaricati del perseguimento penale di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario. L’ex cappellano può opporsi alla decisione dell’UFG. In questo caso sarà il Tribunale federale a decidere definitivamente della sua estradizione, si legge nella nota.

Il fermo a Ginevra è avvenuto grazie ad indagini svolte dalla Giustizia militare, competente per giudicare i crimini di guerra. Nel 1999, il brigadiere Dieter Weber, uditore in capo dell’esercito, fondandosi su testimonianze di terzi ha avviato un’indagine preliminare. Un giudice istruttore militare ha poi svolto l’inchiesta in Svizzera ed in Ruanda e ha trasmesso le informazioni alla procuratrice capo del TPI Carla del Ponte.

Il TPI per il Ruanda è stato creato nel novembre 1994 dall’ONU per giudicare i responsabili del genocidio, che ha fatto tra 500 mila e un milione di morti. Finora il Tribunale ha pronunciato nove sentenze, cinque delle quali ergastoli.

Dal 1968, anno della sua revisione, il Codice penale militare svizzero autorizza il perseguimento di presunti criminali di guerra per atti commessi all’estero. A partire dal 1995, la Confederazione collabora con i tribunali creati dalle Nazioni Unite per punire i crimini commessi in ex Jugoslavia e in Ruanda.

Fino ad oggi, in Svizzera sono state aperte due inchieste che riguardano il Ruanda. La prima ha interessato il ruandese Alfred Musema, giunto in Svizzera con la famiglia nell’autunno del 1994. Riconosciuto e fermato da un’associazione in difesa delle vittime del genocidio ruandese, era stato arrestato l’11 febbraio 1995 in un centro per richiedenti l’asilo a Losanna. La giustizia militare aveva aperto un’inchiesta per crimini di guerra e, nel maggio 1997,la Svizzera lo aveva estradato per poterlo deferire dinanzi al TPI ad Arusha.

La seconda riguardava l’ex sindaco di Mushabati Fulgence Niyonteze. Il ruandese era giunto in Svizzera come richiedente l’asilo nell’ottobre del 1994. Viveva con la sua famiglia nel cantone di Friburgo. Indizi trasmessi da alcune persone e dall’associazione «Agir» avevano portato la giustizia militare a sospettarlo di partecipazione ai massacri nel suo paese. Arrestato nell’agosto del 1996, è stato condannato a 14 anni di reclusione e a 15 anni di espulsione dal territorio svizzero. Il TPI non essendosi manifestato per giudicarlo, l’ex sindaco di Mushubati è stato processato in Svizzera. Una richiesta presentata all’epoca dal Ruanda era stata respinta, perchè in patria l’ex borgomastro rischia la pena di morte.

swissinfo e agenzie

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