Asilo politico in Svizzera per un colonnello egiziano
Il colonnello Mohamed el-Ghanam ha ottenuto asilo politico in Svizzera. Specialista dell'anti-terrorismo, l'egiziano risulta essere il più alto ufficiale ad aver voltato le spalle al regime del presidente Hosni Mubarak.
Vestito grigio, camicia blu aperta, cellulare praticamente incollato all’orecchio; l’ex professore dell’accademia di polizia del Cairo parla con voce pacata, evitando accuratamente di alzare il tono. Egli stesso figlio del regime (suo padre era generale, suo fratello è anch’esso un ufficiale superiore), ha interrotto i contatti con il potere nel 1999 “in seguito, afferma il colonnello, ad una cospirazione studiata per imprigionare dei giornalisti di Al-Shaab”.
Mohamed el-Ghanam non si separa mai dalle sue spesse cartelle contenenti numerosi documenti, la maggior parte dei quali scritti in arabo. “Intendo denunciare la corruzione, la tortura e le violazioni dei diritti dell’uomo in Egitto” sottolinea quest’uomo di 44 anni che swissinfo ha incontrato a Ginevra.
Licenziato in diritto all’Università di Roma, autore di opere sul terrorismo, nel corso degli ultimi due anni l’ufficiale ha tentato più volte di lasciare il suo paese. Invano. Come attestato da un articolo del marzo 2000 sul giornale inglese “The Independent” che l’aveva incontrato al Cairo, ogni tentativo si era arenato di fronte all’arresto della polizia all’aeroporto della metropoli egiziana.
In seguito sembra vi si stato un energico intervento in suo favore da parte dell’ambasciatore svizzero in Egitto, Blaise Gadet, per permettergli di raggiungere Ginevra. Al contrario, afferma il colonnello, gli Stati Uniti, così come le altre grandi potenze europee, si sarebbero totalmente disinteressate della sua sorte.
Giunto a maggio nella città di Calvino, Mohamed el-Ghanam ha appena visto ufficializzato il suo nuovo statuto di rifugiato politico. Ciò nonostante ha deciso di continuare la sua lotta contro “la dittatura di Mubarak” aiutando i suoi compatrioti “ad instaurare un regime democratico in Egitto”.
Il neo-rifugiato politico non ha voluto rivelare se la Svizzera si sta interessando alle sue competenze nella lotta contro il terrorismo.
swissinfo
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