Caso Cuomo-Verda: il governo ordina un’inchiesta amministrativa indipendente
Come già chiesto in maggio dal granconsigliere Malpangotti, l'obiettivo è di appurare i motivi per cui fu concesso il permesso di soggiorno al presunto boss del contrabbando Gerardo Cuomo, attualmente in carcere sotto accusa di corruzione attiva.
In risposta a diverse richieste di parlamentari, il Consiglio di stato Ticinese ha presentato, martedì, un primo rapporto che documenta le formalità del soggiorno di Gerardo Cuomo in Ticino, tra il 1993 e il 1999, nonostante le condanne anteriori in Italia. L’incarto, ha spiegato la presidente del governo, Marina Masoni, lascia in sospeso parecchi quesiti, relativi a un caso complesso.
Per queste ragioni, il Consiglio di stato ha incaricato tre avvocati ticinesi, Giancarlo Crespi, Nello Bernasconi e Giorgio De Biasio, di condurre un’inchiesta esterna. I tre indipendenti, che interrogheranno parecchi funzionari, dovranno in particolare appurare eventuali manchevolezze da parte dell’amministrazione cantonale.
Dal rapporto presentato martedì emergono già alcuni nuovi elementi. Per esempio, il permesso di soggiorno del tipo B, concesso prima ancora che la polizia cantonale avesse potuto informare le autorità delle condanne anteriori subite da Cuomo in Italia.
Altro dettaglio curioso messo in evidenza: a una riunione avvenuta nel 1999 presso l’ufficio cantonale degli stranieri, tra il capo dell’ufficio e l’avvocato di Cuomo, avrebbe partecipato anche il giudice Franco Verda, sul quale pesano ora le accuse di corruzione passiva, favoreggiamento e violazione del segreto d’ufficio.
Il documento presentato dal governo cantonale mostra chiaramente che alcune istanze cantonali, come l’ufficio degli stranieri, la polizia, il dipartimento della giustizia e quello delle finanze, erano al corrente dei traffici di Cuomo.
L’apertura di un’inchiesta amministrativa dimostra che vogliamo fare tutta la luce su quest’affare, hanno spiegato alla stampa la presidente del governo, Marina Masoni, e il capo del dipartimento di giustizia, Luigi Pedrazzini, secondo i quali la pubblicazione della cronologia dei fatti è una conferma di questa volontà di trasparenza.
Dal canto loro, tutti i partiti governativi ticinesi sono favorevoli all’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare, allo scopo di chiarire il quesito principale, a sapere se il presunto contrabbandiere di sigarette sia stato coperto dall’amministrazione ticinese.
La proposta di istituire una commissione d’inchiesta parlamentare era stata avanzata per la prima volta in una interpellazione parlamentare del deputato di Federalismo e libertà, Stefano Malpangotti, che in seguito venne condannato a una multa di 1’000 franchi, per non aver svelato la fonte delle sue informazioni.
Questa decisione, contro la quale Malpangotti ha interposto ricorso davanti al tribunale amministrativo, ha suscitato una vivace polemica in Ticino. E anche la presidenza del Gran consiglio dovrà ora occuparsi di questo caso senza precedenti per il Cantone.
swissinfo e agenzie
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