Fondi in giacenza: gli zingari contestano il piano di ripartizione
L'accordo globale sui fondi in giacenza stipulato tra le grandi banche svizzere e le organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti ¨è nuovamente al centro di critiche. Un gruppo di zingari si è rivolto alla corte d'appello di New York per contestare il piano di ripartizione degli 1,25 miliardi di dollari.
I ricorrenti giudicano il piano di ripartizione ingiusto e arbitrario. Sono rappresentati da un celebre avvocato, l’ex-ministro della giustizia statunitense Ramsey Clark.
I sopravvissuti Rom dell’Olocausto contestano la chiave di ripartizione e la cifra di 800 milioni di dollari riservati ai titolari di fondi in giacenza e ai loro discendenti. La Corte si esprimerà sulla questione il 19 luglio prossimo e nessun versamento potrà essere effettuato prima di quella data.
Gli zingari non sono gli unici a mettere in discussione il piano di ripartizione. Numerosi ebrei e un’organizzazione di sopravvissuti della Shoah hanno anch’essi espresso disapprovazione per il piano e per l’accordo globale in sé.
L’accordo, siglato il 12 agosto 1998 sotto l’egida del giudice federale USA Edward Korman, avrebbe dovuto mettere fine al contenzioso tra organizzazioni ebraiche e banche svizzere.
Le banche hanno versato 1,25 miliardi di dollari in cambio della rinuncia a tutte le cause intentate contro di loro negli Stati Uniti. Le trattative al fine della ripartizione dei fondi non erano tuttavia giunte a compimento che il 23 novembre scorso.
Accanto agli 800 milioni destinati ai titolari dei fondi in giacenza e ai loro discendenti, nel piano di ripartizione figurano 200 milioni per i lavoratori forzati, 100 milioni per i profughi respinti alla frontiera svizzera e 50 milioni per le assicurazioni partecipanti all’accordo, Swiss Re e Swiss Life.
A ciò si aggiungono 100 milioni in favore “dei più poveri fra i poveri”, vale a dire a coloro che sono stati spogliati dei loro beni durante il nazismo e che vivono tuttora in condizioni di indigenza.
I Rom e i Sinti hanno constatato di aver diritto solo ad una parte di questi 100 milioni, assieme a numerosi altri gruppi. Ciò che essi considerano ingiusto e arbitrario.
Il gruppo di zingari che ha inoltrato ricorso rilevano come i titolari di conti bancari siano favoriti rispetto a Rom e Sinti, che portavano tutti i propri averi su di sé. Anche i lavoratori forzati e i profughi respinti sono trattati meglio degli zingari, che pure hanno perso tutto ciò che possedevano.
Gli zingari contestano pure la procedura seguita per l’elaborazione del piano di ripartizione. Rom e Sinti non avrebbero potuto reagire altrettanto rapidamente di gruppi meglio organizzati.
Per questa ragione ora chiedono che un parte degli 1,25 miliardi di dollari sia destinata esclusivamente a loro.
swissinfo e agenzie
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