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Ginevra: nascosto in una villa sulle rive del Lemano l’oro di Mussolini?

Uno dei documenti ritrovati dall'Hebdo negli archivi, quale prova della presenza dell'oro trafugato dai partigiani in Svizzera. Hebdo

Trecento chili d'oro, parte di una tonnellata di lingotti ritirati segretamente nel 1943 dalla sede milanese della Banca d'Italia, all'epoca della Repubblica di Salò, sarebbero nascosti nella regione del lago Lemano. Lo afferma il settimanale «L'Hebdo».

Secondo il periodico, si tratterebbe del presunto oro di Mussolini. La vicenda si basa su un documento scovato dai giornalisti dell’»Hebdo» nell’Archivio federale di Berna datato 8 maggio 1956. Nella nota il Ministero pubblico della Confederazione chiedeva l’avvio di indagini sul ‘tesoro’ al responsabile della polizia vodese.

L’appunto cita una «fonte italiana». Un certo Edilio Cagni, ex ufficiale degli alpini, affermava di essere stato in contatto diretto con il ministro dell’interno italiano Paolo Zerbino all’epoca dei fatti. Il rapporto di fiducia – sempre secondo il documento – permise a Cagni di sapere dove fosse finito l’oro.

Molti dettagli citati dal documento precisano l’ubicazione della villa sotto la quale o nella quale sarebbero stati nascosti i lingotti. L’abitazione, di proprietà di un certo Petraquin, si troverebbe in una zona abitata, a 200 metri da una stazione della gendarmeria e a 100 metri da un passaggio a livello, tra i villaggi di Aubonne e Allaman, nel canton Vaud.

Per lo storico romando Claude Cantini, che il settimanale definisce «grande conoscitore della rete di contatto dei fascisti italiani in Svizzera francese», i documenti «fanno riferimento al mito italiano dell’oro di Dongo, dal nome della località sulle rive del Lago di Como dove Mussolini fu fucilato.

Secondo la leggenda i partigiani che arrestarono Mussolini durante la sua fuga verso la Svizzera si appropriarono dell’oro che aveva nei suoi bagagli. “È la prima volta che sento parlare di un legame tra l’oro di Dongo e la Svizzera. Ma la vicenda è assolutamente plausibile, anche se resto scettico”, aggiunge Cantini.

Nonostante la ricchezza di indicazioni fornite dal documento, le ricerche svolte all’epoca dalla polizia locale non ebbero successo. A quasi mezzo secolo di distanza gli autori dell’articolo hanno a loro volta svolto un’accurata indagine nella regione. Ma senza successo. La caccia al presunto tesoro continua.

swissinfo e agenzie

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