Il consigliere di Stato grigionese Aliesch non si sente sconfitto
Il consigliere di Stato grigionese Peter Aliesch, sul quale pende il sospetto di corruzione passiva in relazione alla sua amicizia con il faccendiere greco Panagyotis Papadakis accusato di truffa, ha spiegato sabato al quotidiano svizzero tedesco Südostschweiz le ragioni che lo spingono a restare al suo posto.
Aliesch ha ribadito che, nonostante abbia perso la fiducia del suo partito – i radicali – e gli siano stati tolti alcuni settori di sua competenza, «gettare la spugna adesso non risolverebbe niente». Nonostante si possa considerare un «ministro dimezzato», per giustificare la permanenza nell’esecutivo Aliesch ha fatto ricorso a una metafora sportiva, calzante dal momento che ha trascorsi agonistici nella nazionale svizzera di ginnastica artistica. «Non si può abbandonare un esercizio dopo aver fatto un errore», ha affermato.
Il consigliere di Stato grigionese ha respinto al mittente le accuse di aver perso contatto con la realtà. Aliesch ha detto al giornale di non essersi mai nascosto. «Non solo ho riconosciuto i miei errori – ha aggiunto -ma ho anche offerto piena collaborazione per le inchieste».Aliesch ha detto di voler continuare a lavorare per consolidare quanto di buono fatto finora nel suo dipartimento. In particolare intende preparare il voto popolare riguardante la riduzione individuale dei premi malattia, misura che dovrà difendere davanti al parlamento ad ottobre. Inoltre, intende seguire le discussioni in Gran consiglio sulla nuova Costituzione cantonale.
A causa delle accuse di corruzione passiva che pendono su di lui, Aliesch è stato sospeso da parte delle sue funzioni: la gestione della polizia cantonale, della polizia degli stranieri e del World Economic Forum è stata assunta dal suo sostituto in consiglio di Stato. Oltre ai radicali, anche socialisti e UDC avevano chiesto le dimissioni di Aliesch. Il 7 settembre, il Gran Consiglio dovrà decidere se privare Aliesch dell’immunità parlamentare.
swissinfo e agenzie
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