Il senato belga ratifica i bilaterali
Alla seconda lettura, il senato belga ha ratificato giovedì l'accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea. Due settimane prima i senatori aveva respinto il punto all'ordine del giorno a causa della crisi Swissair-Sabena. Intanto il governo svizzero ha definito la tabella di marcia per nuove trattative bilaterali.
La camera alta belga ha approvato la ratifica dell’accordo sulla circolazione delle persone con 36 voti a favore, 12 contrari e 4 astensioni. La ratifica era prevista lo scorso 3 maggio, ma era stata spostata a seguito della protesta di parlamentari dell’opposizione i quali avevano chiesto che il voto venisse condizionato alle garanzie sul destino della compagnia aerea belga Sabena, di cui Swissair Group detiene il 49,5 per cento.
Con la decisione del senato, sono ora tre i parlamenti belgi che hanno dato il loro assenso agli accordi. Nella monarchia federale la ratifica deve essere approvata da sette parlamenti: per ora hanno ratificato il trattato, oltre al senato, il consiglio della comunità tedesca e quello della capitale Bruxelles.
Dei 15 stati dell’Ue, sei non hanno ancora ratificato l’accordo sulla libera circolazione delle persone. Secondo l’Ufficio dell’integrazione di Berna si tratta, oltre del Belgio, della Germania, della Finlandia, dell’Irlanda, della Francia e dell’Olanda. La Francia ha promesso la ratifica entro fine anno.
Il governo svizzero si prepara a nuove trattative
Intanto il Consiglio federale, in una seduta di clausura mercoledì, ha discusso la tabella di marcia per nuove trattative con l’Ue. I nuovi negoziati bilaterali con l’UE dovranno essere portati avanti in modo flessibile. I dieci dossier saranno affrontati parallelamente, senza però essere formalmente vincolati. Per questa nuova serie di colloqui il Consiglio federale ha preparato tre categorie di mandati.
Nella seduta di clausura di mercoledì sera, il governo ha definito il contenuto di questi mandati, che dovranno ancora essere presentati alle commissioni di politica estera del parlamento. Saranno approvati formalmente nella seconda metà di giugno, ha indicato oggi il portavoce governativo Achille Casanova.
Left overs e frode doganale
Per i dossier già pronti, i colloqui potrebbero iniziare al più presto. Sono stati preparati sette «mandati di negoziato». Concernono la lotta contro la frode doganale, segnatamente il contrabbando di sigarette, e i «left overs» , ossia i temi il cui esame è previsto dai primi accordi bilaterali.
I «left overs» riguardano i prodotti agricoli trasformati, l’educazione, la formazione e la gioventù, i media, le statistiche, l’ambiente, nonché la doppia imposizione delle pensioni dei funzionari europei a riposo che risiedono in Svizzera. Per gli altri dossier, il quadro è più sfumato.
Il capo dell’Ufficio dell’integrazione Michael Ambühl ha spiegato che se, da un canto, esiste la volontà di negoziare sulla liberalizzazione dei servizi e la partecipazione svizzera agli spazi di Schengen e Dublino (giustizia, polizia, asilo e migrazione), dall’altro gli aspetti concreti devono ancora essere discussi. Il Consiglio federale propone dunque mandati di «pre- negoziato».
Infine, la cooperazione in materia di fiscalità del risparmio resta da definire nell’ambito di un mandato di «discussione». La Svizzera è pronta a fare concessioni per non attirare le transazioni intese ad aggirare una nuova regolamentazione europea. Ambühl ha comunque precisato che il nostro paese attende ancora che l’Unione europea (UE) presenti un progetto formale di direttiva.
Flessibilità
Negoziati potrebbero essere avviati su certi dossier, prima che su altri, ed essere portati a termine in modo scaglionato. Tuttavia, ha precisato Ambühl, l’equilibrio dell’intero pacchetto non dev’essere rimesso in causa, sottolinea il Consiglio federale. La Svizzera desidera un approccio globale.
Tuttavia, contrariamente ai primi accordi bilaterali, i temi non saranno formalmente e giuridicamente vincolati. Non ci sarà una «clausola ghigliottina» che potrebbe far naufragare l’intero pacchetto, nel caso in cui un determinato capitolo non fosse portato in porto, ha ancora sottolineato Ambühl. È pure pensabile che un referendum possa contestare uno solo dei dieci oggetti.
Il calendario d’apertura dei negoziati sarà discusso il 31 maggio a Berna durante un incontro tra il capo dell’Ufficio dell’integrazione e il direttore della Direzione generale delle relazioni estere dell’UE Percy Westerlund. Nell’attesa che i mandati siano formalmente approvati, il Consiglio federale proseguirà le discussioni con l’UE.
Martedì prossimo a Berna è previsto un incontro tra Kaspar Villiger e il commissario Frits Bolkenstein sulla fiscalità del risparmio. Dal canto suo, Ruth Metzler incontrerà il giorno dopo a Bruxelles il commissario Antonio Vitorino. Sul tappeto: gli accordi di Schengen/Dublino.
swissinfo e agenzie
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