Integrazione contro la criminalità
Più integrazione: è questa, secondo un rapporto pubblicato giovedì a Berna da un gruppo di esperti, la ricetta per arginare il fenomeno della criminalità tra i giovani stranieri che vivono in Svizzera.
Statistiche relative agli anni 1998 e 1999, secondo lo studio, indicano che l’incidenza delle condanne penali presso i giovani richiedenti l’asilo è doppia rispetto ai coetanei svizzeri: i reati sono quasi tutti legati al traffico di droga.
Il gruppo di lavoro che ha condotto l’inchiesta per conto della Confederazione giunge alla conclusione che il fenomeno della criminalità «importata» potrebbe essere arginato con una più incisiva opera di prevenzione e integrazione. Gli esperti preconizzano programmi occupazionali per candidati all’asilo, ma anche centri di informazione sulla realtà del paese che li ospita.
L’esperienza mostra, secondo lo studio, che gli atti criminali commessi da stranieri suscitano maggiore attenzione rispetto alla delinquenza di matrice interna. Andrebbero di conseguenza rafforzati i controlli alle frontiere e nelle aree urbane più esposte al fenomeno.
Il rapporto è frutto del lavoro del gruppo «Criminalità tra gli stranieri», istituito nel 1999 dopo l’uccisione di un insegnante a San Gallo. Il gruppo è presieduto dal consigliere di stato turgoviese Roland Eberle (UDC) e dal direttore dell’Ufficio federale degli stranieri Peter Huber.
swissinfo e agenzie
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