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L’Unione Europea si prepara a negoziare con la Svizzera un accordo per la lotta alla frode

Ancora negoziati in vista tra la Svizzera e l'Ue Keystone

La Commissione Europea ha adottato venerdì un progetto di mandato, per negoziare un accordo di cooperazione con la Svizzera. Le trattative dovrebbero iniziare in autunno, dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri.

Considerata l’intensità delle relazioni economiche tra Bruxelles e Berna, la Commissione ritiene che progressi nella lotta alla frode e alla criminalità finanziaria siano nell’interesse delle due parti. In un comunicato precisa che la frode organizzata, il contrabbando e altre attività criminali con la Confederazione come «base» esterna all’Ue hanno raggiunto proporzioni considerevoli.

Ogni anno sono migliaia i camion di sigarette contrabbandati nell’Unione europea (Ue). Stando agli esperti, il fisco perde per ogni carico un milione di euro (1,6 milioni di franchi) in tasse. Spesso ciò è possibile grazie alle lacune del diritto svizzero in materia di frode.

Bruxelles non accusa la Confederazione di arricchirsi sulle spalle dei Quindici, ma denuncia le carenze legislative in quest’ambito. L’Ue critica la definizione elvetica di frode, che si applica unicamente a merci che transitano attraverso il paese. Nel contrabbando di sigarette non vi è passaggio in Svizzera, che ne è coinvolta solo relativamente al circuito finanziario. Le transazioni non avvengono direttamente tra conti bancari dei paesi d’origine e di destinazione della merce: nel tentativo di mascherare i traffici, i criminali hanno, «nella maggior parte dei casi», almeno un conto in Svizzera, ha detto un esperto.

Un’altra pecca, secondo gli specialisti europei, è costituita dal fatto che le autorità doganali elvetiche non possono procedere a perquisizioni, senza l’accordo preliminare degli operatori commerciali (fornitori, destinatari o trasportatori). In base all’accordo di assistenza amministrativa del 1997, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) deve pure rispettare il segreto degli affari imposto dall’operatore. Perché la Svizzera accordi assistenza giudiziaria va provata l’estorsione, per esempio attraverso la falsificazione di documenti.

Il caso di Gerardo Cuomo sarebbe rivelatore di questo stato di cose. Il presunto boss della mafia delle sigarette ha potuto operare dal Ticino sfruttando le pecche giuridiche del paese.

Alessandro Buttice, portavoce dell’OLAF, ha precisato che la collaborazione con Berna ha già registrato, negli anni scorsi, progressi sul piano operativo. L’arresto a Zurigo di Cuomo ne costituirebbe la prova, ha aggiunto. Buttice rileva però la carenza di personale doganale elvetico.

Hermann Kästli, vicedirettore alla Direzione generale delle dogane, ammette le difficoltà e auspica una maggiore collaborazione nell’ambito del transito delle merci, per esempio attraverso la creazione di «task force» miste svizzero-europee per accelerare le inchieste. Kästli aggiunge tuttavia che anche i Quindici non hanno un controllo sufficiente sul sistema di transito.

La frode si concentra soprattutto su prodotti fortemente tassati, come le sigarette o l’alcool, o sovvenzionati, come i prodotti agricoli. Il crimine consiste nell’appropriazione indebita delle somme corrispondenti alle tasse o sovvenzioni. Il meccanismo consiste nel dirottare la merce sul mercato nero di un paese che non è quello destinatario ufficiale. Con mazzette si ottiene poi l’attestato di consegna da parte di funzionari del paese teoricamente cliente.

swissinfo e agenzie

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