The Swiss voice in the world since 1935
In primo piano
Democrazia diretta in Svizzera

La riunione sulle balene si prospetta burrascosa

Per la Svizzera la caccia alle balene dovrebbe essere permessa solo per motivi scientifici Keystone

Una delegazione elvetica è giunta a St Kitts per partecipare alla riunione annuale della Commissione baleniera internazionale. L'atmosfera sul posto è piuttosto tesa.

La Svizzera svolgerà un ruolo di mediatrice nel conflitto che oppone i fronti pro e anti-caccia delle balene.

Da più di dieci anni, il divieto di caccia delle balene alimenta le discussioni in seno alla Commissine baleniera internazionale (CBI), che si trova sempre più confrontata alla difficoltà di gestire le divergenze fra gli Stati favorevoli alla protezione delle balene e quelli che invece ne praticano la caccia.

Come compromesso, la CBI sta tentando di adottare un regolamento che permetta la caccia di questi mammiferi dei mari ma solo a determinate condizioni. Le discussioni sulla normativa in questione sono all’ordine del giorno della riunione annuale della CBI, che si tiene dal 16 al 20 giugno sull’isola caraibica di St Kitts.

Regolamento in preparazione

Per il capo della delegazione elvetica Bruno Mainini è da escludere che il regolamento sia adottato durante questa sessione. «Il tema è alquanto complesso e i due fronti troppo arroccati sulle loro posizioni» ha dichiarato il sostituto capo del settore Conservazione delle specie presso l’Ufficio federale di veterinaria (UFV).

Il testo prevede di attribuire agli Stati interessati delle quote di pesca per le varie specie di balena. Le quote verranno poi ripartite all’interno di ogni Paese secondo gli specifici bisogni commerciali e scientifici.

Occorrerà tener conto di diversi aspetti della caccia alle balene – rileva il rappresentante dell’UFV – dalla caccia da parte dei popoli di aborigeni, ai metodi di cattura, fino alla protezione dei piccoli cetacei.

Posizione elvetica

In seno all’UFV, la Svizzera svolgerà un ruolo essenzialmente di mediazione. «Tutti sono disposti a parlare con gli svizzeri. Possiamo quindi negoziare con entrambi i fronti», ha detto Mainini a swissinfo.

Per questo, la Confederazione dovrà dar prova di particolare pragmatismo, tenendo conto di tutti i punti di vista.

Riguardo la caccia alle balene, la posizione elvetica continuerà ad essere basata – come negli anni scorsi – su motivazioni prettamente scientifiche.

Per quanto concerne le specie minacciate, la Svizzera si pronuncerà nuovamente in favore della prosecuzione delle misure di protezione, quindi su una limitazione di questa pratica. «Negli ultimi dieci anni, il numero di balene uccise si è moltiplicato per dieci. È assolutamente inaccettabile», ha detto Mainini a swissinfo.

Il delegato elvetico afferma però che sarebbe un’illusione pensare che in futuro la caccia sarà totalmente abolita. La Confederazione si dichiara perciò pronta a consentire la ripresa della caccia a scopi commerciali in aree ben limitate e unicamente se provato scientificamente che il prelievo di esemplari dall’ambiente naturale non ha conseguenze negative sulla conservazione della specie o sull’ecosistema.

Greenpeace per il divieto totale di caccia

Una posizione contestata da Greenpeace Svizzera, che rifiuta ogni tipo di cattura delle balene. «Solo un divieto totale potrà servire a proteggerle in modo efficace», ha affermato il portavoce dell’organizzazione non governativa Yves Zenger, «Non è assolutamente provato scientificamente che autorizzare una caccia limitata (sistema di quote) possa servire a stabilizzare il numero di balene».

Per Zenger, il rispetto del sistema delle quote di pesca non può essere verificato in modo soddisfacente. A sostegno della sua tesi cita ad esempio il Giappone, che con la scusa di ricerche scientifiche pratica la caccia a scopi prettamente commerciali, violando così le norme internazionali.

Secondo lui, questo problema può essere risolto dalla CBI, ad esempio con l’introduzione di sanzioni politiche o economiche. «La Svizzera deve impegnarsi in seno alla commissione per un divieto totale della caccia alle balene, che dovrà poi essere esteso anche ai piccoli cetacei», ha aggiunto.

swissinfo e agenzie

Nel 1986, la CBI ha adottato una moratoria sulla caccia alle balene a scopi commerciali.
Inizialmente prevista per una durata di cinque anni, la moratoria è in vigore ancora oggi.
Giappone, Islanda e Norvegia hanno tuttavia ottenuto l’autorizzazione di continuare la caccia a scopi commerciali.
Nel 2006, Giappone e Islanda hanno ucciso oltre 2000 cetacei, un record dal 1986.

La Commissione baleniera internazionale (CBI) è stata creata nel 1946 allo scopo di garantire la conservazione delle popolazioni di grandi cetacei e di regolare lo sviluppo dell’industria della caccia alle balene.

La Svizzera è membro della CBI dal 1980 e svolge un ruolo di mediatrice fra i fronti pro-contro la caccia alle balene.

La delegazione elvetica in seno alla CBI è diretta da Bruno Mainini, sostituto capo del settore Conservazione delle specie presso l’Ufficio federale di veterinaria.

Articoli più popolari

I più discussi

In conformità con gli standard di JTI

Altri sviluppi: SWI swissinfo.ch certificato dalla Journalism Trust Initiative

Potete trovare una panoramica delle discussioni in corso con i nostri giornalisti qui.

Se volete iniziare una discussione su un argomento sollevato in questo articolo o volete segnalare errori fattuali, inviateci un'e-mail all'indirizzo italian@swissinfo.ch.

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR