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Liberalizzazione degli appalti pubblici, sfida per la Svizzera

Confederazione e cantoni devono conformarsi alle indicazioni dell'Organizzazione mondiale del commercio nell'ambito degli appalti pubblici Keystone

La Svizzera deve consolidare e rafforzare la liberalizzazione degli appalti pubblici: è quanto auspica la Commissione appalti pubblici Confederazione/Cantoni (CACC) nel rapporto intermedio pubblicato venerdì, pur riconoscendo che in questo campo sono stati conseguiti progressi notevoli, soprattutto dal profilo legislativo.

Ora occorrono miglioramenti nella pratica quotidiana. Fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi sarà la collaborazione fra Confederazione e Cantoni.

Istituita nel 1996 come organo di vigilanza nel quale Confederazione e Cantoni sono rappresentati in modo paritetico, la CACC è incaricata di sorvegliare che in Svizzera siano rispettati gli impegni internazionali assunti con la firma dell’accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) sugli appalti pubblici (AAP). La Commissione ha pure il compito di coordinare l’applicazione dell’AAP ai livelli federale e cantonale.

Con l’entrata in vigore degli Accordi bilaterali Svizzera-Unione europea, l’apertura dei mercati pubblici elvetici si estenderà ai Comuni ed a nuovi settori, come ad esempio le telecomunicazioni, le ferrovie, la distribuzione di acqua ed energia, ha ricordato in una conferenza stampa a Berna il presidente della CACC, l’ambasciatore Luzius Wasescha. Una nuova sfida alla quale, secondo la Commissione, è importante che la Svizzera giunga preparata e che richiede ulteriori sforzi.

I cantoni hanno introdotto le disposizioni dell’AAP tramite un apposito concordato intercantonale. Nello stesso modo potranno introdurre quelle relative all’accordo bilaterale con l’Unione europea ed, a livello di mercato interno, armonizzare i valori delle soglie, a partire dalle quali c’è l’obbligo di indire un concorso pubblico a determinate condizioni.

A tal fine, la Conferenza svizzera dei direttori delle pubbliche costruzioni (DCPA) ha approvato lo scorso 15 giugno la revisione del concordato intercantonale e l’ha trasmessa ai cantoni, ha spiegato il consigliere di Stato friburghese Claude Lässer, vicepresidente della DCPA. La riforma dovrebbe concretizzarsi nel prossimo anno o in quello seguente, ha pronosticato Lässer.

Se dal profilo formale non esiste ancora un’armonizzazione del mercato interno, in pratica il processo è comunque già in corso, ha rilevato il vicepresidente della DCPA. Confederazione e comuni vengono coinvolti nello scambio permanente di esperienze fra i cantoni, ha precisato.

Il consigliere di Stato friburghese ha quindi sottolineato l’ottima cooperazione fra Confederazione e Cantoni per garantire l’applicazione degli accordi che regolano i concorsi e l’aggiudicazione di appalti pubblici. A suo avviso, si può «parlare di una vera partnership» che proseguirà e che svolgerà un ruolo essenziale per la realizzazione degli obiettivi.

Malgrado la necessità di aggiustamenti, la Commissione considera che il diritto federale e dei cantoni in materia di appalti pubblici abbia «superato la prova del fuoco». Fra i perfezionamenti suggeriti dalla CACC in questo campo, figurano l’accelerazione delle procedure, in particolare di ricorso e la semplificazione delle pubblicazioni e delle procedure di acquisizione, senza tuttavia dispensare i concorrenti dal rispetto delle regole. La Commissione mette l’accento sulla necessità di rafforzare l’informazione sui progetti messi a concorso.

Un bisogno di miglioramenti è stato individuato per alcuni enti appaltatori: non tutti hanno infatti «riconosciuto che il protezionismo regionale non è più possibile», ha osservato Claude Lässer. Secondo la CACC, è indispensabile che l’economia privata svizzera si sottoponga alla libera concorrenza e la consideri come un’opportunità.

La Commissione mette inoltre in guardia contro la tentazione di utilizzare gli appalti pubblici per rispondere a bisogni di ordine regionale, fiscale, strutturale e altro, come ad esempio per ridurre la disoccupazione o per ripartire contratti pubblici fra regioni. A suo parere, dovrebbe al contrario essere maggiormente utilizzata la possibilità di introdurre criteri per promuovere appalti pubblici rispettosi dell’ambiente.

swissinfo e agenzie

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