Mandati di Peter Hess: tutto ok per l’Autorità di sorveglianza
Il presidente del Consiglio nazionale Peter Hess non rischia alcuna denuncia per infrazione alla legge sul riciclaggio di denaro a causa dei mandati - ai quali ha nel frattempo rinunciato - che deteneva in cinque società off-shore. Lo ha affermato venerdì l'Autorità di controllo contro il riciclaggio chiamata a far luce sulla vicenda.
«Le nostre decisioni non sono state prese per simpatia o partito preso, ma in applicazione della legge», ha sottolineato alla stampa il capo dell’Autorità di controllo a interim Armand Meyer. Esse si basano sull’esame del dossier e su un’audizione di cinque ore del presidente del Consiglio nazionale.
In realtà, l’autorità ha avuto modo di pronunciarsi su uno solo dei cinque casi, quello della società «Rodway Finance Inc», con sede a Panama. Peter Hess fungeva da intermediario finanziario per quella società, limitandosi a trasmetterle l’onorario (circa 100 000 franchi all’anno) per prestazioni di consulenza in investimenti per una società svizzera.
Dato che la società «Rodway Finance Inc» non esercita in Svizzera alcuna attività di gestione patrimoniale, non è tenuta né a sottomettersi alla legge sul riciclaggio, né ad annunciarsi a un organismo d’autoregolazione (OAR) o all’Autorità di controllo. Del resto non è stato riscontrato alcun indizio di riciclaggio.
In questo caso, a carico dell’avvocato Peter Hess non può essere mosso alcun rimprovero. Circa poi le altre quattro società domiciliate a Panama e nelle Isole Vergini britanniche, il presidente del Consiglio nazionale può approfittare di un’incertezza giuridica.
Si tratta infatti di chiarire se queste società anonime con azionista unico debbano essere sottoposte alla legge sul riciclaggio. La risposta all’interrogativo dipende da un altro caso analogo. In quest’ultimo – non legato a Peter Hess – l’Autorità di controllo aveva ritenuto che la società doveva essere sottoposta alla legge sul riciclaggio e annunciata presso un OAR.
Tuttavia, tale conclusione era stata oggetto di un ricorso inoltrato presso il servizio giuridico del Dipartimento federale delle finanze (DFF), ha precisato Meyer. La decisione di quest’istanza, che potrebbe essere impugnata davanti al Tribunale federale, fungerà da precedente per le quattro società che Peter Hess rappresentava, nonché per le migliaia di altre ad azionista unico e off-shore che operano in Svizzera.
Orbene – ha osservato il capo dell’Autorità di controllo – anche se le autorità di ricorso approvassero la sottomissione di queste società alla legge sul riciclaggio di denaro, nessuna di esse potrebbe essere ritenuta penalmente responsabile per non averlo fatto. Secondo Armand Meyer, tali società non potevano infatti sapere che la legge sarebbe stata interpretata in modo fondamentalmente nuovo.
Sempre secondo Meyer, una decisione concernente la sottomissione alla legge sul riciclaggio delle società anonime ad azionista unico avrebbe una grossa portata giuridica. Migliaia di esse – ha specificato – verrebbero assimilate a intermediari finanziari. Tutto ciò comporterebbe una crescita notevole delle attività di controllo.
Meyer ha affermato che è ancora prematuro affermare quando un’eventuale decisione del genere potrebbe essere presa. Unica certezza: l’Autorità di controllo trasmetterà la propria presa di posizione al servizio giuridico del DFF entro la metà di settembre. Se quest’ultimo dovesse opporsi alla sottomissione delle società ad azionista unico, l’Autorità di controllo non disporrebbe di alcun mezzo di ricorso.
Peter Hess aveva annunciato il 16 maggio che entro la fine del mese avrebbe abbandonato i suoi 48 mandati amministrativi. Il rapporto dell’Autorità di ricorso era atteso per giugno, ma aveva accumulato ritardi a causa della partenza del suo capo Niklaus Huber. Meyer ha respinto i rimproveri relativi alle lungaggini, ricordando che, dopo tutto, era in funzione da sole sette settimane.
swissinfo e agenzie
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