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Democrazia diretta in Svizzera

No alla revisione in nome della tradizione o di un’apertura solidale

La destra teme il coinvolgimento in guerre all'estero, la sinistra vorrebbe una politica di pace più attiva Keystone

La revisione parziale della legge militare è attaccata sia da destra, sia da sinistra. Da un lato troviamo l'Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente (ASNI), che fa campagna con argomenti nazionalisti e teme per la neutralità della Svizzera. Sull'altro fronte c'è invece il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), che propone solidarietà invece di soldati.

Gli argomenti della sinistra contro la revisione
L’opposizione della sinistra, rappresentata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito, si oppone al decreto che prevede l’invio di soldati armati volontari in operazioni di pace. Il GSsE chiede che venga data la priorità all’apertura politica della Svizzera e al rafforzamento del suo contributo civile alla politica di pace internazionale.

Il GSsE vuole una politica di pace che si concentri sull’eliminazione delle cause dei conflitti. La Svizzera non deve investire in armi, ma nella prevenzione delle tensioni, per la diminuzione delle disuguaglianze e per l’affermazione dei diritti umani.

Per il GSsE, la revisione proposta mira a trovare una nuova legittimazione per il mantenimento dell’esercito; l’impiego di mezzi militari per tenere la Svizzera lontana dalle conseguenze dei conflitti è cinico e illusorio.

Gli argomenti della destra contro la revisione
La destra si oppone a entrambi i decreti federali ed è condotta dall’Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente, il cui presidente non è altri che Christoph Blocher, uomo forte dell’Unione democratica di centro. L’accento è messo sulla violazione della neutralità e sull’indebolimento della difesa nazionale e dell’esercito di milizia.
Per l’ASNI, partecipando a operazioni di pace si rischia di farsi prendere nella spirale della guerra e di farsi coinvolgere in conflitti. La revisione costituisce un primo passo in vista di una futura adesione della Svizzera alla NATO e viola la Costituzione federale.
La campagna è condotta in modo emotivo, ad esempio, con cartelloni che evocano la morte di soldati svizzeri sui campi di battaglia all’estero. Non vogliamo sacrificare i nostri giovani per conflitti all’estero, da dove torneranno mutilati, malati o morti, tuona la campagna.

Mariano Masserini

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