Poliziotti svizzeri troppo brutali per Amnesty International
L'organizzazione per i diritti umani critica di nuovo la Svizzera, per le asserite brutalità commesse dalla polizia su sospetti di diritto comune e per i metodi coattivi, crudeli e pericolosi, utilizzati nell'espulsione forzata di stranieri.
Nel suo rapporto 2000, Amnesty International (AI) cita, quale esempio di cattivi trattamenti su detenuti comuni, il caso di un 14enne kosovaro che, arrestato a Ginevra, sarebbe stato malmenato brutalmente da tre agenti e fatto mordere da un cane poliziotto.
L’organizzazione in difesa dei diritti umani è preoccupata dal fatto che certe garanzie fondamentali contro i cattivi trattamenti durante l’arresto, in particolare il diritto di avvertire i famigliari e di consultare senza dilazioni un avvocato, non siano tuttora state introdotte in tutti i Cantoni.
Quale esempio a prova delle sue accuse contro i mezzi coattivi utilizzati per espellere gli stranieri recalcitranti – nastro adesivo sulla bocca, casco tipo motociclista, manette – AI rammenta la morte del richiedente l’asilo palestinese Khaled Abu Zarifeh, avvenuta il 3 marzo 1999 all’aeroporto di Zurigo-Kloten.
Alcuni detenuti hanno inoltre dichiarato di essere stati tenuti immobilizzati per ore su una sedia a rotelle senza poter bere, mangiare o andare alla toilette. Secondo Amnesty, questi metodi sarebbero pure stati utilizzati in certi casi per persone che non opponevano alcuna resistenza fisica.
Alcuni di questi procedimenti, si legge nel rapporto, erano crudeli, degradanti o pericolosi. L’organizzazione umanitaria si oppone all’uso di qualsiasi mezzo suscettibile di ostruire le vie respiratorie, in particolare al nastro adesivo come bavaglio. Simili pratiche, avverte Amnesty, sono estremamente pericolose e possono provocare la morte.
Le autorità del canton Zurigo hanno assicurato ad AI che il nastro adesivo non sarà più utilizzato e che è stato adottato un nuovo tipo di casco leggero in caucciù, tipo pugile, che mantiene serrate le mascelle ma lascia il viso scoperto ed è provvisto di una striscia di stoffa che si può fissare sulla bocca, con una piccola apertura permette di inserire un tubo per facilitare la respirazione. Una nuova norma impone inoltre ai poliziotti di ottenere un certificato medico, prima di procedere a una espulsione forzata.
Nel suo rapporto, Amnesty International giudica infine che l’anonimato dei testimoni non è stato dovutamente protetto durante il processo a carico del ruandese Fulgence Niyonteze, condannato a fine aprile 1999 per crimini di guerra nel suo paese.
swissinfo e agenzie
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