Resta ancorato ai 18 anni il limite d’età per il diritto di voto a livello federale
Il Consiglio nazionale ha infatti respinto una mozione che chiedeva l'abbassamento a 16 anni.
Abbassato già nel 1991 da 20 a 18 anni, il limite d’età sia per il diritto di voto sia per il diritto di eleggibilità a livello nazionale non verrà ulteriormente ridotto in Svizzera, e resterà perciò allo stesso livello di tutti gli altri paesi europei.
Sostenuta dalle sezioni giovanili PS, PLR, PPD nonché dalle organizzazioni e dai parlamenti giovanili, la proposta di portare a 16 anni entrambi i limiti era stata avanzata dalla consigliera nazionale socialista Ursula Wyss.
Una proposta, quella della seconda più giovane deputata in parlamento (26 anni), pensata per coinvolgere maggiormente le giovani generazioni nei processi di decisione politici. A 16 anni, questa la tesi dei sostenitori della proposta Wyss, i giovani sarebbero chiamati già oggi a prendere decisioni di grande responsabilità sul proprio futuro, e avrebbero dunque le carte in regola anche per poter dire la loro opinione su temi di interesse generale.
Per questioni giuridiche, in particolare il fatto che la maggiore età per esercitare i diritti civili è fissata a 18 anni, la commissione del Nazionale aveva tuttavia bocciato il progetto Wyss.
Riconoscendo però la validità di alcune argomentazioni, aveva proposto una versione “light”, che chiedeva al Consiglio federale modifiche legislative per fissare almeno il diritto di voto a 16 anni. Una misura volta favorire una maggiore integrazione dei giovani, che attualmente è del resto in discussione in alcuni cantoni.
Soddisfatta della soluzione di compromesso trovata dalla commissione, la giovane parlamentare socialista ha deciso di ritirare la propria proposta, pochi secondi prima che venisse messa ai voti, decretandone una sicura bocciatura.
Una mossa dettata anche dall’aperto sostegno della sinistra dato alla sua proposta, e dalla disponibilità espressa dalla commissione per migliorare la partecipazione. Non senza qualche sopresa, complice soprattutto l’ostilità della destra che optava per lo statu quo, il Consiglio nazionale ha però bocciato per 89 voti a 79 anche il progetto “light” della commissione.
Luca Hoderas
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