Secondo gli inquirenti, Dino Bellasi non aveva complici
L'ex contabile del servizio informazioni dell'esercito, accusato di essersi impossessato di 9 milioni di franchi, avrebbe agito da solo. Per la giudice federale Monique Saudan vi sono poche speranze di recuperare integralmente il bottino.
L’inchiesta preliminare non è ancora chiusa, ha precisato la Saudan nel corso di una conferenza stampa, specificando che chiederà al Ministero pubblico della Confederazione (MPC) di abbandonare le accuse contro Fred Schreier, capo del servizio informazioni strategiche dell’esercito sollevato dalle sue funzioni.
A Schreier erano stato contestato il mancato controllo sui mandati di pagamento falsificati, con i quali Bellasi ha potuto prelevare indisturbato il denaro dalla Banca nazionale.
Ci vorranno ancora diversi mesi, prima che l’inchiesta preliminare venga formalmente chiusa. “Benché non siano stati trovati complici di Bellasi, né all’interno dell’esercito, né nell’amministrazione federale, il principale accusato”, ha detto la Saudan, “persiste nella sua versione dei fatti, ossia di aver fatto tutto questo allo scopo di finanziare un progetto militare segreto”.
A parere della giudice, per scoprire i motivi che hanno spinto Bellasi a delinquere è sufficiente dare un’occhiata a come è stato speso il denaro. Bellasi ha acquistato due case, una in Austria, dove intendeva abitare con la moglie, e una in Portogallo per “la fidanzata”. Si tratta di spese di oltre un milione di franchi, effettuate per motivi personali, ha dichiarato la magistrata.
È vero che la casa in Austria distava appena tre chilometri da una piazza d’armi per carri armati. Dubito però, ha detto la Saudan, “che il servizio informazioni svizzero fosse interessato a osservare queste manovre”.
Circa il denaro sottratto, la Saudan teme che buona parte non sia recuperabile. Un testimone ha raccontato che l’accusato era solito distribuire generose, anzi generosissime mance: fino a 1000 franchi in un solo giorno. «Una persona che noleggia un jet privato per recarsi alle Maldive oppure invita gli amici in alberghi a cinque stelle può benissimo spendere 30 mila franchi in una settimana», ha detto la Saudan.
Nel corso delle indagini sono state sentite venti persone, in alcuni casi confrontate direttamente con Bellasi. Ricerche sono state effettuate in Austria, Portogallo e Germania. Ed è stata inviata alla Gran Bretagna una domanda di assistenza giudiziaria, di cui però non è stato svelato il motivo.
Circa i tempi dell’inchiesta, la magistrata non ha saputo dire quando consegnerà il suo rapporto all’MPC. Sia lei che il legale di Bellasi, André Seydoux, attendono l’esito della perizia psichiatrica. In base ai risultati, l’avvocato chiederà il rilascio del suo assistito. A suo parere, l’accusato soffre di gravi disturbi della personalità.
Dino Bellasi è accusato di truffa, appropriazione indebita, falsità in documenti, riciclaggio di denaro, calunnia e altre infrazioni al Codice penale. È sospettato di avere prelevato, tra il marzo del 1994 e il luglio del 1999, circa 8,8 milioni di franchi dalla Banca nazionale svizzera.
Favorito dalla sua funzione, Bellasi si faceva anticipare somme di denaro dalla Banca per spese del Gruppo servizio informazioni, a copertura di rapporti e missioni che non hanno mai avuto luogo.
swissinfo e agenzie
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