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Un nuovo statuto per i rifugiati

Sono oltre 22 milioni i profughi che hanno dovuto abbandonare la loro terra Keystone Archive

La Svizzera vuole dare il buon esempio. Questo il traguardo per la prima Conferenza internazionale di Ginevra sui rifugiati.

La riunione, a cui partecipano oltre 70 ministri di altrettanti paesi, sottolinea in modo propositivo il cinquantesimo anniversario dello statuto ONU sui rifugiati.

Una definizione che cambia

L’occasione permette all’Alto Commissariato per i rifugiati dell’ONU di ricordare con forza i diritti di 22 milioni di rifugiati, dispersi ai quattro angoli della terra. Dall’adozione della Convenzione, ricorda il capo della delegazione elvetica Jean-Daniel Gerber, la problematica dei rifugiati si è evoluta notevolmente.

Il direttore dell’Ufficio federale dei rifugiati aggiunge che il loro numero continua ad aumentare. Negli ultimi anni si cono acuite, oltre alla persecuzione di stato, anche le minacce e le oppressioni da parte di bande armate e di gruppi terroristici.

Per questo Jean-Daniel Gerber si augura che la Svizzera riconosca questa nuova dimensione nello statuto di rifugiato politico. Una proposta che passerà alle camere l’anno prossimo.

Lo statuto di rifugiato economico

Un’altra forma di violenza contribuisce a portare sempre più persone sulla strada della fuga: la povertà. Un flagello che la politica internazionale non può più misconoscere. Anche su questo tema ritornerà la conferenza di Ginevra, presieduta da Ruth Metzler, ministra elvetica di giustizia e polizia.

Infatti per poter beneficiare di uno statuto riconosciuto internazionalmente, molti migranti fanno domanda di rifugio politico. Un sotterfugio che alimenta la propaganda xenofoba, in Svizzera come altrove.

La Svizzera ha inoltre organizzato un simposio su questa tematica scottante. Si tratta dell’inizio di un lungo percorso che dovrebbe portare ad una umanizzazione di un fenomeno che acquista sempre più rilevanza.

Le misure prese a Berna

In Svizzera sono già stati varati alcuni progetti che permetteranno di far fronte alla nuova situazione, afferma Jean-Daniel Gerber. Si tratta in primo luogo della nuova legge sugli stranieri, di una riforma del diritto d’asilo e di misure che facilitino l’accesso alla nazionalità elvetica.

Da parte sua il ministro dell’economia, proporrà un progetto per reagire all’immigrazione clandestina.

Secondo Gerber, la politica svizzera non deve arrossire nel conteso internazionale. Certo non si possono nascondere dei casi drammatici con esito anche mortale di estradizione forzata. Ma a Berna si precisa che anche i cantoni hanno assunto delle misure per migliorare le procedure di rimpatrio.

“D’altronde – ricorda Gerber – la legislazione elvetica è riconosciuta da diversi enti indipendenti, come una delle più liberali d’Europa”.

A Berna si tiene a ricordare che la Svizzera impiega annualmente un miliardo di franchi per i rifugiati. Una cifra uguale agli investimenti pubblici per lo sviluppo.

Frédéric Burnand, Ginevra

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